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Escursione da Premana al Rifugio Casera Vecchia di Varrone

9 km e un dislivello di quasi 1000m in un percorso facile, affrontato in questo caso in una escursione Invernale.

Gabriele Ardemagni

Premana – Sabato 23 Marzo 2024 è Primavera ormai ma in Valsassina la neve caduta nelle ultime settimane resiste al caldo di questi giorni recenti.

Per questa escursione decidiamo di partire dalla zona industriale di Premana direzione Rifugio Casera Vecchia di Varrone che riapre dopo due settimane di stop.

Si trovano parecchi parcheggi nella zona industriale di Premana in Alta Valsassina LC 750slm, da li zaini in spalla partiamo per il Rifugio Casera Vecchia di Varrone 1675slm percorso 9km e 940m di dislivello +

Si attraversa subito il ponte romano che ci porta di fronte al cartello delle mete raggiungibili da quel luogo.

Riisaliamo l’omonimo fiume che dà il nome alla valle appunto il Varrone. Passiamo gli alpeggi Alpe Forni 1100slm, Alpe Casarsa 1150slm e Alpe Vegessa 1190slm.

Un susseguirsi di cascate una più bella dell’altra decisamente l’elemento dominante di questa escursione è l’acqua!

Giunti in fondo alla vallata all’attacco degli ultimi tornanti prima del traversino finale d’improvviso il tempo si guasta, si fa buio e freddo e inizia a tuonare in pochi minuti parte a grandinare con una violenza ed intensità mai viste, mezz’ora di chicchi di ghiaccio addosso ai nostri gusci (giacche impermeabili).

Trovandoci su un sentiero in salita in un bosco non proprio fitto ce la siamo presa tutta, tra lampi e tuoni proprio sopra le nostre teste.

Finalmente smette e ricominciamo la salita, in breve arriviamo in quota e la neve diventa bella alta, passiamo l’ultimo ponticello e tra la neve spunta il tetto del Rifugio e la sua bandiera, entriamo per un bel piatto di spezzatino e polenta.

La sosta è breve usciamo e il cielo si apre svelando il Pizzo Varrone e il Pizzo Trona alle sue spalle.

Sono le 17:00 ripercorriamo le nostre tracce e torniamo alla macchina, non prima che una Luna piena splendida ci illumini gli ultimi due km.

INFORMAZIONI UTILI

Percorso totale andata e ritorno 18 km dislivello massimo m940 difficoltà: E (escursionismo).

Terzo posto per la giovanissima tatuatrice valsassinese Denise Buzzoni che sbanca il “best italian tattoo beginners” ad Arona e vola a Sharm.

Primaluna – E’ tornata con il sorriso sulle labbra la giovanissima tatoo girl Valsassinese, con il sorriso e un carnet di premi per aver vinto il prestigioso concorso di settore a cui ha partecipato, il “Tattoo Battle Royale”, al suo secondo anno di partecipazione, quest’ anno si é tenuto ad Arona, sul Lago Maggiore. E’ un concorso a cui partecipano giovani tatuatori provenienti da tutta Italia. Ma lasciamo a lei il racconto della sua performance: “Il concorso è iniziato giovedì 14 settembre e si è concluso domenica 17 settembre. Ogni giorno ci venivano assegnate due sfide, una alla mattina e una al pomeriggio, per poi alla sera essere valutate e darci una valutazione con un punteggio. Le sfide erano varie, erano sfide sul disegno e sui tatuaggi, inoltre c’era la possibilità di scegliere fra due categorie, “soft”, dove la progettazione era più facile, e poi “hard”, dove la richiesta era più difficile, la quale serviva a metterci ancora di più alla prova. In ogni sfida io ho sempre scelto la categoria hard, perché volevo mettermi in gioco, o tutto o niente dico sempre.
Il primo giorno abbiamo fatto una sfida a quiz, quindi ci venivano fatte delle domande sul mondo del tatuaggio, per avere un quadro generale su ciò che sapevamo. Inoltre la prima sera abbiamo fatto dei giochi a squadra che avevano lo scopo di conoscerci e fare amicizia.
Il secondo giorno abbiamo affrontato delle sfide sul disegno, alla mattina il disegno si basava sul “lettering”, mentre al pomeriggio il disegno aveva come tema il “traditional”. Alla sera sono stati giudicati tutti i lavori assegnandoci un punteggio. Il terzo giorno,alla mattina abbiamo tatuato su pelle sintetica, ovvero pelle finta. Dovevamo realizzare un cover up, ovvero la copertura di un vecchio tatuaggio con uno nuovo. Al pomeriggio la sfida richiedeva di disegnare free hand, ovvero a mano libera, eravamo divisi a coppie e fra di noi dovevamo disegnarci il tema che ci era stato assegnato, ovvero il maori. Alla sera venivamo giudicati.
Il quarto e ultimo giorno invece, la sfida richiedeva di tatuare su persone un disegno che avevamo preparato a casa, che aveva come tema “il viaggio”.
Una volta finita l’ultima sfida i giudici hanno votato. Io sono arrivata terza. Per me è stata un esperienza fantastica, ho raggiunto questo piccolo traguardo con molta soddisfazione, una cosa che io personalmente non ho ancora realizzato, perché non me lo aspettavo. É stata una gioia immensa, e soprattutto devo ringraziare tutti coloro che hanno sempre creduto in me e che non mi hanno mai fatto mollare, anzi mi spronavano a fare sempre di più. Ed è per questo che sono riuscita a raggiungere questo piccolo traguardo. Continuerò a partecipare a ogni concorso che verrà organizzato per mettermi in gioco sempre e non smettere mai di imparare. Sperando che questo trofeo sia il primo di tanti altri”.

Nelle foto il momento della premiazione e i riconoscimenti per il terzo classificato.

DA MONET A WARHOL. Capolavori della Johannesburg Art Gallery

19 Maggio – 03 Settembre 2023

Pinacoteca Gianni Bellini – Sarnico (BG)

DA MONET A WARHOL. Capolavori della Johannesburg Art Gallery è una mostra che non ti aspetteresti di vedere sul Lago lombardo ma la Pinacoteca di Sarnico ci ha abituati ormai da qualche anno a godere di mostre di alto livello.

63 le opere selezionate dalla enorme collezione sudafricana, con nomi notevoli, nei tre piani della piccola ma preziosa Pinacoteca realizzata su di un ex convento di suore sono appese opere di enorme valore e importanza.

Il primo piano è riservato in tre sale a grandi nomi soprattutto francesi come Sisley, Monet, Courbet, Degas, salendo al primo piano troviamo intorno al ballatoio opere dei più importanti artisti sudafricani come Maude Sumner e George Pemba che con la loro arte di protesta sottolineano il disagio subito con l’apartheid, (la mostra celebra anche i 10 anni dalla scomparsa di Nelson Mandela), nelle 4 sale adiacenti troviamo quadri e litografie ma anche acquerelli e carboncini notevoli realizzate da nomi eccellenti: Matisse, Picasso, Van Gogh, Signac e tanti altri.

Terzo e ultimo piano è dedicato all’arte più recente appartenente alla seconda metà del ‘900 Andy Wahrol e Roy Lichtenstein per la Pop Art americana, un opera di Francis Bacon ben tre di Picasso e altrettante più recenti in mostra opera del sudafricano William Kentridge.

Non mi dilungo ulteriormente vi lascio qualche foto scattata nell’occasione dell’inaugurazione e del successivo ritorno per approfondire la visita di questa entusiasmante mostra che accompagnerà Sarnico per tutta l’Estate 2023.
Gabriele Ardemagni e Nataly Duenas

La Johannesburg Art Gallery (JAG) è un’importante galleria d’arte situata a Joubert Park, Johannesburg, in Sudafrica. È una delle più grandi gallerie d’arte del continente africano e viene considerata un’istituzione di primo piano nel campo delle arti visive in Sudafrica. La galleria ospita una vasta collezione di opere d’arte che spaziano in vari periodi e stili artistici, inclusa l’arte tradizionale africana, l’arte moderna e contemporanea sudafricana e l’arte internazionale.

Fondata nel 1910, la Johannesburg Art Gallery ha una storia ricca e ha svolto un ruolo significativo nello sviluppo e nella promozione dell’arte nella regione. L’architettura dell’edificio stesso è degna di nota, con il suo design neoclassico, l’ampio ingresso principale e i dettagli ornamentali.

La collezione della galleria comprende oltre 9.000 opere d’arte, il che la rende una delle più grandi collezioni d’arte pubbliche del paese.

Informazioni

Informazioni

DA MONET A WARHOL. Capolavori della Johannesburg Art Gallery

Sarnico (BG), Pinacoteca Gianni Bellini (via San Paolo 8)

19 maggio – 3 settembre 2023

Orari:

Giovedì e venerdì, 16.00 – 19.00

Sabato e domenica, 10.00 – 19.00

Biglietti: 

Intero: €12,00

Ridotto: €10,00 (over 65 e studenti)

Under 14 e scuole: €5,00

Famiglia: 2 genitori + figli fino a 14 anni: €25,00

Gratuito (under 6, giornalisti con tesserino, portatori di handicap)

Soci APS Il Ponte: €5,00

Informazioni e prenotazioni: 

assculturaleilponte@gmail.com

Sito internet:

www.vidicultural.com

Social:

Facebook https://www.facebook.com/assculturaleilponte

Instagram https://www.instagram.com/assculturaleilponte

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ATTASIT POKPONG. The Presence

07 aprile – 11 giugno 2023

Lugano (Svizzera), MUSEC | Museo delle Culture

Il Museo delle Culture inaugura il progetto Global Aesthetics e lo fa con un artista contemporaneo tra i più noti del sud-est asiatico, sicuramente il maggiore esponente del suo paese la Thailandia Attasit Pokpong.

La personale di uno dei maggiori esponenti dell’arte contemporanea thailandese, dal titolo The Presence, propone 29 dipinti a olio di grandi dimensioni e 22 acquerelli, raffiguranti volti di donna, realizzati tra il 2008 e il 2023.

La rassegna inaugura il progetto Global Aesthetics del MUSEC, dedicato all’esplorazione del rapporto tra l’arte contemporanea e il contesto ideologico e culturale in cui essa si muove

29 dipinti a olio di grandi dimensioni e 22 acquerelli tutti raffiguranti volti di donna, (quasi sempre la moglie dell’artista), realizzati tra il 2008 e il 2023.

Nei primi mesi del 2023 l’artista ha creato 14 nuove opere appositamente pensate per essere esposte nello Spazio Cielo del MUSEC.


Gabriele Ardemagni

Note biografiche
Attasit Pokpong è nato a Bangkok nel 1977. Sin da giovane è attirato verso il disegno, che approfondisce frequentando la Rajamangala University of Technology di Bangkok, dove si diploma in Belle arti nel 1998. La sua carriera inizia subito dopo gli studi. Dal 1999 prende parte a numerose mostre collettive e nel 2009, nella capitale thailandese, apre la Magic Gallery al fine di disporre di uno spazio permanente dove presentare i suoi lavori. Dal 2009 in poi espone in numerose mostre personali che lo portano oltre i confini della Thailandia e dell’Asia, in Paesi quali Cambogia, Cina, Corea, Taiwan, Belgio, Francia, Italia e gli Stati Uniti. L’esposizione del MUSEC è la sua prima personale in Svizzera.
Sensibile al riconoscimento di una nuova realtà multiculturale e conscio dell’apporto costruttivo che l’artista può dare all’attuale contesto segnato da molte fragilità, nel 2012 Pokpong ha inaugurato il progetto V64 Art Studio, un punto d’incontro a disposizione della comunità artistica thailandese, un “luogo della creatività” ben visibile e aperto al mondo.

Informazioni

ATTASIT POKPONG. The Presence
Lugano (Svizzera), MUSEC | Museo delle Culture
Villa Malpensata (via Giuseppe Mazzini 5)
7 aprile – 11 giugno 2023

Orari:
martedì chiuso
lunedì-venerdì, 11-18
sabato e domenica, 10-18

Biglietti:
Intero (da 16 anni): CHF 15.00
Ridotto (senior; studenti universitari; FAI Swiss): CHF 10.00
Ragazzi (6-15 anni): CHF 5.00
Si accettano pagamenti in Euro (al cambio del giorno)
Promozione MUSEC Mondays: ogni lunedì entrata al museo a ingresso ridotto

Inclusa nel costo del biglietto la visita alle altre due mostre temporanee: Arte agli Antipodi. La Collezione Brignoni La memoria della modernità. Disegni di bambini giapponesi della Raccolta Levoni

Informazioni:
Tel. 0041 58 866 69 60; info@musec.ch

Sito internet:
www.musec.ch

Instagram: museclugano
Facebook: Musec Museo culture Lugano

Catalogo FCM (Fondazione culture e musei) in lingua inglese

Ufficio stampa

CLP Relazioni Pubbliche
Anna Defrancesco, T +39 02 36 755 700; M +39 349 6107625
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FOTOGRAFIA EUROPEA 2023

“EUROPE MATTERS: VISIONI DI UN’IDENTITÀ INQUIETA”

28 aprile – 11 giugno 2023

Reggio Emilia – Varie Sedi

A cura di Tim Clark, Walter Guadagnini e Luce Lebart.

Dedicata all’idea di Europa e dei popoli che la abitano,

la XVIII edizione del Festival di Reggio Emilia FOTOGRAFIA EUROPEA 2023

torna per raccontare le sfumature dell’identità di questa comunità multietnica.

Chiostri di San Pietro, Palazzo da Mosto, Chiostri di San Domenico

Palazzo dei Musei, Biblioteca Panizzi, Spazio Gerra,e gli spazi del Circuito OFF accolgono mostre di grandi maestri e di giovani esordienti

Giovedì 27 Aprile ho potuto vedere in una anteprima stampa buona parte delle mostre fotografiche della manifestazione giunta alla sua 18ma edizione: Fotografia Europea 2023: Europe Matters Visioni di un identità inquieta a Reggio Emilia.

Prima tappa i sempre straordinari Chiostri di San Domenico, sede principale del festival con ben 10 artisti esposti, Vi segnalo la mostra regina in assoluto quella dedicata ad una maestra della fotografia scomparsa di recente nel 2021 all’età di 97 anni: Sabine Weiss. Una vita da fotografa a cura di Virginie Chardin una rassegna memorabile che ripercorre la carriera dell’artista francese.

Seconda tappa i Chiostri di San Domenico con la presenza di tre mostre di altrettanti fotografi, Palazzo da Mosto terza sede mette in mostra due fotografi e la quarta tappa visitata Palazzo dei Musei mette in mostra Un piede nell’Eden. Luigi Ghirri e altri sguardi. Giardini in Europa e L’Architettura degli Alberi (fino al 25 Febbraio 2024) e Giovane Fotografia Italiana #10 | Premio Luigi Ghirri 2023: Appartenenza.

Altre tre sedi sono la Biblioteca Panizzi, lo Spazio Gerra e gli spazi del Circuito OFF.

Vi lascio parti del comunicato stampa ufficiale Coin elenco artisti presenti:

MOSTRE FOTOGRAFIA EUROPEA 2023

CHIOSTRI DI SAN PIETRO | via Emilia San Pietro, 44/c 

The Island

Mónica De Miranda

 Güle Güle

Jean-Marc Caimi & Valentina Piccinni

Merrie Albion & The Brexit Lexicon

Simon Roberts 

You will never walk alone

The Archive of Public Protests

Parallel Eyes

Alessia Rollo

Bilateral

Samuel Gratacap

Odesa

Yelena Yemchuk

L’Or des ruines

Geoffroy Mathieu

De la mer à la terre

Cédrine Scheidig

Sabine Weiss. Una vita da fotografa

La mostra è prodotta da Atelier Sabine Weiss e da Photo Elysée con il supporto di Jeu de Paume e Les Rencontres d’Arles e il patrocinio della Confederazione Svizzera

CHIOSTRI DI SAN DOMENICO | via Alighieri, 11

Nelle giornate chiare si vede Europa

Myriam Meloni

Committenza 2023

Protege Noctem – If Darkness Disappeared

Mattia Balsamini

Open Call 2023

Grande Padre

Camilla de Maffei

Open Call 2023

PALAZZO DA MOSTO | via Mari, 7

Masters of Contemporary Photography from the Ars Aevi collection

con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia a Sarajevo

Paese Ospite Bosnia Erzegovina

Utopia e Studies and Definitions

Ariane Loze

Mostre Partner

PALAZZO DEI MUSEI | via Spallanzani, 1

Un piede nell’Eden. Luigi Ghirri e altri sguardi. Giardini in Europa e l’architettura degli alberi.

a cura di Ilaria Campioli

Giovane Fotografia Italiana #10 | Premio Luigi Ghirri. Appartenenza

Eleonora Agostini, Andrea Camiolo, Sofiya Chotyrbok, Davide Degano, Carlo Lombardi, Giulia Mangione, Eleonora Paciullo

a cura di Ilaria Campioli e Daniele De Luigi  

SPAZIO GERRA | piazza XXV Aprile, 2  

You Tourned the Tables On Me. 

Roberto Masotti

a cura di Silvia Lelli

BIBLIOTECA PANIZZI | via Farini, 3  

Flashback. Scatti da Fotografia Europea 2007 

a cura di Monica Leoni ed Elisabeth Sciarretta

[aperta fino al 10 settembre 2023]

Mostre Collegate

BIBLIOTECA PANIZZI | via Farini, 3  

Alberto Franchetti (1860-1942) e la fotografia

a cura di Laura Gasparini in collaborazione con Monica Leoni e Elisabeth Sciarretta

in collaborazione con associazione per il musicista Alberto Franchetti di Reggio Emilia

COLLEZIONE MARAMOTTI | via Fratelli Cervi, 66

No Home from War: Tales of Survival and Loss

Ivor Prickett

[aperta dal 30 aprile al 30 luglio 2023]

CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma | via Viazza di Paradigna, 1 – Parma

 Antonio Sansone: Rituali d’Europa

a cura di Paolo Barbaro e Margherita Zazzero


Gabriele Ardemagni

Informazioni

Orari apertura mostre

CHIOSTRI DI SAN PIETRO | CHIOSTRI DI SAN DOMENICO | PALAZZO DA MOSTO | SPAZIO GERRA

giornate inaugurali

28 aprile › 19-23

29 / 30 aprile › 10-23

1 maggio › 10-20

dal 3 maggio all’11 giugno

mercoledì – giovedì  › 10 – 13 / 15 – 19

venerdì – sabato – domenica › 10 – 20

venerdì 2 giugno › 10-20

PALAZZO DEI MUSEI

giornate inaugurali

28 aprile › 19-23

29 aprile › 10-23

30 aprile › 10-23

1 maggio › 10-20

dal 2 maggio all’11 giugno

Un piede nell’Eden. Luigi Ghirri e altri sguardi

martedì – mercoledì – giovedì › 10-13

venerdì – sabato – domenica e festivi › 10-20

Giovane Fotografia Italiana #10 | Premio Luigi Ghirri 2023

BIBLIOTECA PANIZZI 

giornate inaugurali

28 aprile › 19-23

29 aprile › 9-19

30 aprile › 9.30-14

1 maggio › chiuso

dal 2 maggio al 10 settembre

lunedì – sabato › 9-19

venerdì 2 giugno › chiuso

CSAC

29 aprile – 11 giugno

Venerdì › 9-15

sabato e domenica › 10-19

COLLEZIONE MARAMOTTI

dal 30 aprile al 30 luglio

giovedì e venerdì › 14.30-18.30

sabato e domenica › 10.30-18:30

Biglietti

acquistabili sul sito www.fotografiaeuropea.it o presso la biglietteria del Festival Fotografia Europea ai Chiostri di San Pietro – via Emilia 44-/C – Reggio Emilia

Biglietto festival ›  intero € 18| ridotto € 15 | sostenibile € 20 |studenti 18/26 anni € 13

Informazioni

0522 444446 | info@fotografiaeuropea.it |www.fotografiaeuropea.it

Ufficio stampa

Studio ESSECI di Sergio Campagnolo

Simone Raddi simone@studioesseci.net | 049 663499 |

Ufficio stampa Fondazione Palazzo Magnani

Stefania Palazzo › s.palazzo@palazzomagnani.it | 0522444409 

FELICE CASORATI. Il concerto della pittura mostra alla Fondazione Magnani Rocca – Mamiano di Traversetolo Parma.

18 Marzo 2023 – 02 Luglio 2023

Mamiano di Traversetolo (Pr), Fondazione Magnani-Rocca

A cura di Giorgina Bertolino, Daniela Ferrari, Stefano Roffi.

FELICE CASORATI. Il concerto della pittura.

La mostra antologica del pittore (ma anche incisore, designer e scenografo), novarese FELICE CASORATI che racchiude una ottantina di opere dal 1907 al 1960 è l’ennesimo omaggio che la Villa dei Capolavori fa all’arte pittorica, dopo altre eccellenti rassegne su Lucio Fontana, Jean Mirò per citare le ultime.

In ordine cronologico possiamo ammirare riuniti in un unica esibizione le opere più celebri ed iconiche, partendo dall’esordio alla Biennale di Venezia nel 1907 con il ritratto della sorella Elvira, passando per il celebre dipinto Silvana Cenni del 1922, un chiaro omaggio a Piero della Francesca, e poi una chicca:

Un affascinante dipinto di Casorati Le due sorelle (Libro aperto e libro chiuso) del 1921 è inquadrato in una scena nodale del celeberrimo film di Federico Fellini La dolce vita (1960).

Il quadro, attraverso il quale Fellini può aver inteso trasmettere all’osservatore una chiave di lettura del film, viene esposto alla Magnani-Rocca a suggerire un insospettabile trait d’union tra il pittore e il regista, cui viene dedicata, nelle sale al piano superiore della Villa, una particolare mostra focus nel trentennale della morte, nello stesso periodo dell’antologica su Casorati, presentando sontuosi costumi realizzati per i film e indossati da celebri attori, come Marcello Mastroianni e Donald Sutherland, locandine dei film, disegni di Fellini oltre a rare fotografie d’epoca.

Visitare la mostra FELICE CASORATI Il concerto della pittura è un occasione anche per ammirare il resto della villa ricca di opere di artisti come Morandi, Monet, De Chirico, De Pisis e tantissimi altri, oltre al meraviglioso parco abitato da una nutrita comunità di pavoni.


Gabriele Ardemagni

Informazioni

Dal 18 marzo al 2 luglio 2023

Aperto anche tutti i festivi.

Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Aperto anche lunedì di Pasqua, 25 aprile, 1° maggio, 2 giugno. Lunedì chiuso (aperto Lunedì di Pasqua, lunedì 24 aprile in quanto ponte e lunedì 1° maggio in quanto festivo).


Ingresso: € 14 valido per la mostra antologica CASORATI, la mostra focus FELLINI, le raccolte permanenti di capolavori di ogni tempo, il Parco Romantico – € 12 per gruppi di almeno quindici persone – € 5 per le scuole.


Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it


Il sabato ore 16.30 e la domenica e festivi ore 11.30, 16, 17, visita alla mostra Casorati e alla mostra focus dedicata a Federico Fellini con guida specializzata; è possibile prenotare via mail a segreteria@magnanirocca.it , oppure presentarsi all’ingresso del museo fino a esaurimento posti; costo € 19 (ingresso e guida).

Informazioni online e social

https://www.magnanirocca.it/

Ufficio stampa

Studio ESSECI di Sergio Campagnolo s.a.s. – Ufficio Stampa e P.R.
Via San Mattia, 16 – 35121 Padova –  +39 049.66.34.99
www.studioesseci.net

VITTORIO SELLA, MARTIN CHAMBI, ANSEL ADAMS, AXEL HÜTTE. LUCE DELLA MONTAGNA mostra a Brescia.

Brescia, Museo di Santa Giulia, dal 24 Marzo 2023 al 25 Giugno 2023

A cura di Filippo Maggia

VITTORIO SELLA, MARTIN CHAMBI, ANSEL ADAMS, AXEL HÜTTE. LUCE DELLA MONTAGNA mostra a Brescia.

La più importante esposizione mai realizzata sul mondo delle vette analizza l’universo iconografico della montagna attraverso le opere di quattro maestri della fotografia: Vittorio Sella, Martin Chambi, Ansel Adams, Axel Hütte. 

La rassegna si presenta come progetto composto da quattro personali che documentano, attraverso 120 immagini complessive, la particolare attitudine dei quattro autori nello sviluppare una fotografia della natura montana.

Brescia continua a proporci ottime mostre nel suo anno più importante ovvero quello che la vede con la vicina Bergamo città della Cultura Italiana 2023.

Questa mostra è inserita nella VI edizione del Brescia Photo Festival promosso da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con il Ma.Co.f – Centro della Fotografia Italiana, per la curatela artistica di Renato Corsini, che propone una serie di iniziative allestite nelle più prestigiose sedi espositive della città.

La mostra di cui voglio parlarvi, che è stata curata da Filippo Maggia, è una delle più importanti (se non la più importante) mostra fotografica sulla montagna presentata nel nostro paese, ben 120 fotografie mostrano al pubblico l’approccio e la visione della natura spesso estrema della montagna attraverso gli obiettivi di 4 grandi artisti specializzati: il biellese Vittorio Sella alpinista e fotografo in grado di affrontare con attrezzature pionieristiche alcune delle cime più impervie persino in Himalaya a cavallo tra ‘800 e ‘900, l’americano Anselm Adams ispirato dallo stesso Sella fotografa nel ‘900 la nuova frontiera del West americano diventando uno dei più noti fotografi del secolo scorso, il peruviano Martin Chambi che anche lui a cavallo (o forse è più adatto dire: a dorso di mulo) tra ‘800 e ‘900 ci regala le prime vedute di Macchu Picchu, di Pisac, Kenko e Sacsayhuamán luoghi allora ancora semi-sconosciuti inghiottiti dalla natura delle Ande, e infine il tedesco (Essen) Axel Hütte che propone una serie di scatti fatti sulle alpi dove il clima spesso impietoso sulle cime quasi inghiotte le montagne, il fotografo presente alla presentazione della mostra ha dichiarato di attendere spesso con pazienza il cambiare del tempo per poter ridare la forza della natura nei suoi scatti non limitandosi a banali “ritratti” delle montagne che scala e fotografa.

Vittorio Sella

Ansel Adams

Martin Chambi

Axel Hütte

Le altre due mostre fotografiche tematiche presentate al Ma.Co.f – Centro della Fotografia Italiana sono:

Gianni Brennero Gardin – Cose Mai Viste

e

Natura fragile – Quando le parole non bastano

Una perfetta occasione per visitare la bella città lombarda che offre oltre a numerose altre mostre come ad esempio:

Ceruti sacro e la pittura a Brescia tra Ricci e Tiepolo al Museo Diocesano di Brescia fino al 21.05.2023

LOTTO, ROMANINO, MORETTO, CERUTI. I campioni della pittura a Brescia e Bergamo a Palazzo Martinengo Brescia fino al 11.06.2023


Gabriele Ardemagni

Informazioni

Orari
martedì-domenica: 10.00 – 18.00
dal 9 giugno: 10.00 – 19.00

Biglietti

Intero: € 10
Ridotto: € 8
Ridotto speciale: € 7
Gruppi: € 7
Scuole: € 6

Informazioni online e social

Instagram: @bresciamusei

Facebook: Fondazione Brescia Musei

Twitter: @bresciamusei

Ufficio stampa

CLP Relazioni Pubbliche
Marta Pedroli marta.pedroli@clp1968.it
T. +39 02 36755700 | M. +39 347 4155017 | www.clp1968.it

MILANO. DA ROMANTICA A SCAPIGLIATA

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Castello di Novara, dal 22 ottobre 2022 al 12 marzo 2023

A cura di Elisabetta Chiodini

MILANO. DA ROMANTICA A SCAPIGLIATA

Comitato scientifico: Elisabetta Chiodini, Niccolò D’Agati, Fernando Mazzocca, Sergio Rebora

Milano raffigurata nei suoi scorci più noti ma anche in alcuni ormai scomparsi, oltre settanta opere di 25 esponenti dell’arte attivi nella Milano dell’800, no non li troverete in mostra a Milano ma al Castello Visconteo Sforzesco di Novara.

Si perchè la cittadina appena oltre confine con il limitrofo Piemonte si sente milanese nell’anima e dopo aver portato in scena capolavori su Venezia nell’autunno ’21 ecco che ci regala lo scorcio di un altra città storica del nostro paese.

Mets Percorsi d’Arte prosegue la sua linea proponendo un altra volta una mostra vincente ricca di prestiti si di istituzioni ma anche di collezionisti privati, motivo questo ulteriore per poter ammirare alcune opere per la prima volta dal vivo dopo vari decenni.

Citando il comunicato stampa: Il percorso espositivo sarà articolato in sezioni che seguiranno l’andamento delle sale del Castello Visconteo Sforzesco e ripercorrerà l’evoluzione della pittura lombarda dal Romanticismo alla Scapigliatura, fenomeno culturale nato a Milano negli anni sessanta che coinvolgeva poeti, letterati, musicisti, artisti uniti da una profonda insofferenza nei confronti delle convenzioni della società e della cultura borghese.

L’occasione di una gita fuoriporta per i milanesi ma non solo, poter ammirare questi capolavori così vicini a noi ma già così lontani si unisce alla visita di una città ricca di tradizione e bellezze architettoniche partendo dalla Basilica di San Gaudenzio con la celebre cupola antonelliana opera dell’archistar dell’800 Alessandro Antonelli.


Gabriele Ardemagni

Informazioni

Orari

Martedì – domenica 10,00 – 19,00

(la biglietteria chiude alle 18,00)

Aperture straordinarie: martedì 1 novembre, giovedì 8 e lunedì 26 dicembre, domenica 1, venerdì 6 e domenica 22 gennaio

Chiuso: sabato 24, domenica 25 e sabato 31 dicembre

Biglietti

– Intero € 14,00

– Ridotto € 10,00 (Visitatori dai 20 ai 26 anni e over 65, Soci TCI Touring Club e FAI, Soci di “Abbonamento Musei Lombardia Valle d’Aosta”, Giornalisti con tesserino ODG con bollino dell’anno in corso non accreditati dall’ufficio stampa, Soci di altri enti convenzionati muniti di tessera, Insegnanti di scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado;

Clienti di Banco BPM muniti di tessera bancomat o carta di credito nominative; Dipendenti di Banco BPM; Promozione famiglia: Accompagnatori, massimo 2, di ragazzi dai 6 ai 19 anni; Promozione cupola: visitatori della Cupola di San Gaudenzio; Promozione Giannoni: visitaori della Galleria Giannoni

– Ridotto Gruppi € 10,00 Gruppi composti da almeno 10 persone 

– Ridotto Ragazzi € 6,00 (Ragazzi dai 6 ai 19 anni)

– Gratuito (Minori di 6 anni, Disabili muniti di certificazione, Guide turistiche abilitate con tesserino di riconoscimento, Giornalisti accreditati dall’Ufficio Stampa, Insegnanti accompagnatori di scolaresche composte da almeno 10 studenti, Soci di “Abbonamento Musei Piemonte Valle d’Aosta” e “Abbonamento Musei Formula Extra”)

Promozioni e convenzioni

Promozione famiglia: hanno diritto al biglietto ridotto gli accompagnatori (massimo 2) di ragazzi dai 6 ai 19 anni

Promozione Cupola: i visitatori della mostra avranno diritto di accesso alla Cupola di San Gaudenzio con biglietto ridotto; i visitatori della Cupola avranno diritto di accesso alla mostra con biglietto ridotto.

Galleria Giannoni: i visitatori della mostra avranno diritto di accesso alla Galleria Giannoni con biglietto gratuito; i visitaori della Galleria Giannoni avranno diritto di accesso alla mostra con biglietto ridotto.

Informazioni online e social

METS Percorsi d’arte

www.metsarte.it

Ufficio stampa

Lucia Crespi | tel. 02 89415532 – 02 89401645 | lucia@luciacrespi.it

LA SECONDA EDIZIONE DI FERRARA FOOD FESTIVAL

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Dal 4 al 6 novembre alla scoperta delle eccellenze del territorio

Ferrara FE

Dopo il successo ottenuto nella prima edizione nello scorso 2021 con ben 100000 visitatori torna anche questo autunno il Ferrara Food Festival con una seconda edizione ricca di novità.

In un weekend lungo, il primo di Novembre, si avrà la possibilità di degustare primizie dal territorio ferrarese e non solo; la manifestazione si svolgerà per le piazze e vie del bellissimo centro storico, principalmente a Piazza Trento e Trieste, Piazza Castello, Piazza Municipale, Piazza Savonarola.

L’occasione per poter visitare la città degli Este con il suo castello, il municipio, la cattedrale, il Palazzo dei Diamanti e tanti altri tesori di arte e cultura, nel sito ufficiale della manifestazione (link in fondo all’articolo) troveremo anche indicazioni di come poter soggiornare per quel weekend con pacchetti realizzati ad hoc.

Alcune anticipazioni, per approfondimenti rimandiamo al sito ufficiale, si terranno showcooking, degustazioni e premiazioni. La kermesse si può suddividere in quattro sezioni dagli spettacoli di animazione e intrattenimento tra le vie del centro ai grandi eventi come ad esempio la premiazione dello Chef Carlo Cracco come Ambasciatore del Gusto di questa edizione, Edoardo Raspelli, fino ad eventi legati al territorio e ai prodotti tipici come il processo alla salama da sugo o la rievocazione storica del matrimonio fra Lucrezia Borgia e Alfonso D’este fino ad arrivare a maxi costruzioni come il maxi caplit, realizzato dalle sfogline guidate da Rina Poletti dell’Accademia della Sfoglia di Cento, prodotto tipico della cucina ferrarese o la disfida degli agriturismi del territorio per scoprirne le eccellenze e infine la maxi scritta di Ferrara che verrà realizzata con le zucche.

Un occasione irripetibile per conoscere questa città emiliana a misura d’uomo e assaporarne i prodotti celebri in tutto il mondo, la salama da sugo con il purè o il pasticcio ferrarese così come i cappellacci alla zucca tipici di questa stagione autunnale.

Gabriele Ardemagni

Ferrara Food Festival è promosso dall’Associazione Strada dei Vini e dei Sapori della Provincia di Ferrara con il patrocinio e la collaborazione fattiva del Comune di Ferrara e della Camera di Commercio di Ferrara, organizzata da SGP Grandi Eventi

Appuntamento a Ferrara dal 4 al 6 novembre alla scoperta delle eccellenze ferraresi e tanto altro.  

INFORMAZIONI UTILI

Ferrara – Centro Storico – Ingresso libero 

Sito web: www.ferrarafoodfestival.it

Facebook: @Ferrarafoodfestival

Instagram: @ferrarafoodfestival 

Alessia Testori 

346 6165338

Testori Comunicazione

Via Fiori Chiari, 10 – 20121 Milano

Tel. 02 4390230 

www.ufficiostampa.milano.mi.it

a.testori@testoricomunicazione.it

MARIO SIRONI Un racconto dal grande Collezionismo italiano

16 Settembre 2022 – 8 Gennaio 2023

Abano Terme PD, Museo Villa Bassi Rathgeb

Per la prima volta si possono ammirare opere dell’artista provenienti da collezioni privare, disegni manifesti e dipinti che raccontano il paese dall’inizio del secolo al dopoguerra negli anni ’60.

Esposta la primissima opera di un giovane Mario Sironi ancora 15enne nel 1900, un piccolo olio raffigurante un paesaggio, fino ad arrivare a una delle ultime opere il Giudizio Universale.

70 opere esposte negli spazi su tre piani di Villa Bassi da poter ammirare fino all’8 Gennaio 2023.

Gabriele Ardemagni

C.S.

Il Museo Villa Bassi Rathgeb riapre le sue porte alla grande arte del secolo scorso. 

CoopCulture e il Comune di Abano Terme  in collaborazione con la Galleria 56 di Bologna portano nel Museo aponense il frutto del lavoro svolto in tanti anni da Estemio e Alan Serri della Galleria 56 con clienti, collezionisti e amici, ovvero un corpus di opere uniche che compongono un racconto completo dedicato al maestro:

Mario Sironi, un racconto dal grande collezionismo italiano” (dal 16 settembre 2022 all’8 gennaio2023).

Il nostro desiderio è raccontare l’uomo, il suo impegno sociale, la sua sagacia critica, la sua perspicacia nella satira politica

spiega Chiara Marangoni, coordinatore del Museo Villa Bassi Rathgeb e curatrice dell’esposizione assieme ad Alan Serri

un grande illustratore e un grande pittore.

In mostra avremo l’occasione imperdibile di ammirare opere anche inedite, mai esposte prima.

Dal chiaro intento antologico, “Mario Sironi, un racconto dal grande collezionismo italiano”, ripercorre la lunga e per alcuni controversa carriera artistica dell’artista:

dal piccolo olio, dedicato a un paesaggio del 1900, opera di un Sironi giovanissimo appena quindicenne, fino alle ultime opere di una maturità dolorosa, tra cui il Giudizio Universale degli anni ’60 che chiude il percorso espositivo.

Una sorta d’inventario dell’anima, tratteggiato dal susseguirsi delle opere dei grandi collezionisti italiani che hanno amato, di Sironi, l’innovazione poderosa e il silenzioso, conscio volume, che rende l’artista così lontano,

nei risultati, dal guizzo futurista delle origini, così sordo persino ai richiami della propaganda fascista (di cui viene ritenuto spesso l’alfiere).

Anche la sua adesione assoluta al fascismo si rivela infatti, nella resa artistica, un parziale fraintendimento:

a Sironi interessa realizzare un’arte sociale che tutti possano comprendere ed apprezzare come segno di un’Italia che si fa valere, che recupera una sua credibilità

Attraverso i dipinti esposti, espressione della personalità multiforme, ma sempre coerente del maestro, la mostra di Abano ci accompagna nella storia di un impeto sentimentale e sociale che ritiene di trovare una struttura, aderendo all’ideologia.

Ma non solo, Nelle tele, nelle città deserte di una solitudine solida e disperata (che mal s’attagliano al mito dell’Italia di regime), così come nelle composizioni del dopoguerra (significativa la Madonna col bambino del 1956),

ciò che emerge è il lirismo di Sironi, una poesia disperata, come di chi ha attraversato l’inferno e visto crollare ogni ideale, tutta racchiusa nell’opera Due Figure (1955), scelta come immagine guida dell’esposizione (un olio su tela dell’ultimo periodo dell’artista, finalmente libero di esprimere lontananze), ma presente, come dimensione intima e segreta ancor prima che maestosa, nell’intero percorso umano e professionale di Sironi.

È la crepa, è la malinconia che prende il sopravvento sulla retorica.

Lo testimoniano le oltre settanta opere che animano il percorso espositivo che si dipana nelle sale del Museo,

dialogando in un intrecciarsi di epoche e stili diversi, con gli affreschi e i pezzi della collezione permanente di Villa Bassi.

Esposti inoltre due studi preparatori per la decorazione murale Venezia,

l’Italia e gli Studi che Sironi realizza per l’Aula Baratto di Ca’ Foscari tra il 1935 e il 1936.

Ed è proprio l’Università di Cà Foscari in collaborazione con il Museo a proporre visite guidate e  video-approfondimenti sull’affresco.

A corollario della mostra un ricco carnet di laboratori didattici

– presentati da CoopCulture insieme all’ Assessore alla Cultura Michela Allocca e curati dallo staff di educatori del Museo Villa Bassi Rathgeb –

rivolti agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado che permetteranno ai bambini e ai ragazzi di sperimentare la propria manualità e creatività, seguendo percorsi che intrecciano  musica, lettura e pittura.

INFORMAZIONI UTILI

Ufficio Stampa:

Artemide PR by Stefania Bertelli

339 6193818

stefania.bertelli@artemidepr.it

www.artemidepr.it

I PITTORI DI POMPEI

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23 Settembre 2022 – 19 Marzo 2023

Bologna, Museo Civico Archeologico

Nel 1748 durante degli scavi voluti da Carlo III di Borbone, che cercava Stabia, ritorna alla luce Pompei dopo quasi 1700 anni sotto a lava e ceneri solidificate.

Molti degli affreschi vennero staccati e portati a Napoli per finire successivamente nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, oltre 100 tra affreschi e reperti possiamo ammirarli in una mostra allestita al Museo Archeologico di Bologna in un allestimento accattivante e ricco di attività didattiche e ricostruzioni video in 3D.

Gabriele Ardemagni

Mostra a cura di Mario Grimaldi
Promossa da Comune di Bologna con Museo Archeologico Nazionale di Napoli Prodotta da MondoMostre

Bologna, 21 giugno 2022 – Si apre il 23 settembre 2022 al Museo Civico Archeologico di Bologna I Pittori di Pompei, una delle mostre più attese della stagione espositiva autunnale in Italia che resterà visibile fino al 19 marzo 2023.

Curata da Mario Grimaldi e prodotta da MondoMostre, l’esposizione è resa possibile da un accordo di collaborazione culturale e scientifica tra Comune di Bologna | Museo Civico Archeologico e Museo Archeologico Nazionale di Napoli che prevede il prestito eccezionale di oltre 100 opere di epoca romana appartenenti alla collezione del museo partenopeo, in cui è conservata la più grande pinacoteca dell’antichità al mondo.

La mostra I Pittori di Pompei proporrà infine la ricostruzione di interi ambienti pompeiani come quelli della Casa di Giasone e, ancora di più della straordinaria domus di Meleagro con i suoi grandi affreschi con rilievi a stucco, per raccontare il rapporto tra spazio e decorazione, frutto della condivisione di scelte, e di messaggi da trasmettere, tra i pictores e i loro committenti.

In occasione dell’esposizione sarà proposta una ricca offerta didattica rivolta non solo alle scuole di ogni ordine e grado ma anche alle famiglie e al pubblico adulto.

INFORMAZIONI UTILI

Ufficio Stampa: Studio ESSECI Sergio Campagnolo
Rif. Simone Raddi simone@studioesseci.net tel. 049 663499.
www.studioesseci.net

MODA E PUBBLICITÁ IN ITALIA. 1850-1950

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La nascita della MODA E PUBBLICITÁ in Italia raccontata attraverso 150 affascinanti opere da fine Ottocento a metà Novecento. A cura di Dario Cimorelli, Eugenia Paulicelli, Stefano Roffi. 

10 Settembre 2022 – 11 Dicembre 2022

Mamiano di Traversetolo – Parma, Fondazione Magnani-Rocca

Gabriele Ardemagni

Mamiano di Traversetolo PR – Il ciclo di mostre iniziato nella villa di Luigi Magnani con PUBBLICITÁ la nascita della comunicazione moderna 1890 – 1957 e proseguita con la seconda CAROSELLO pubblicità e televisione 1957-1977, giunge al suo terzo capitolo:

MODA E PUBBLICITÁ IN ITALIA. 1850-1950.

Ogni anno la Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo Parma propone due mostre, (oltre alla collezione privata sempre visitabile sui due piani della villa),

quest’anno dopo la monografica “Ritratto” di Lucio Fontana è la volta del terzo capitolo delle mostre dedicate alle pubblicità in Italia.

Le opere resteranno esposte per un periodo di tre mesi data la delicatezza di molte soprattutto le più antiche, sono cartelloni pubblicitari realizzati per durare un breve tempo.

MODA E PUBBLICITÁ sono parte dell’immaginario collettivo di un intero Paese, di un sentire, guardare e inventare il mondo. La mostra indaga come l’affermarsi dei grandi magazzini risponda alle richieste di una società nuova che aspira a potersi rappresentare, una società figlia della rivoluzione industriale che trova negli abiti e negli oggetti, i testimoni della propria esistenza e delle proprie diversità.

Uno sviluppo, quello dei nuovi centri del consumo, che cambia scala per dimensione e velocità: dalle tradizionali piccole botteghe dove si modellava e cuciva l’abito su misura, nasce il grande magazzino, la clientela entra in edifici lussureggianti che traboccano di merci e può scegliere liberamente trovando, accanto all’abito su misura, il prêt-à-porter e, in base alle disponibilità, compone il suo corredo.

Luoghi accoglienti, sfarzosi ma non troppo, dove i prezzi sono sempre esposti, dove le offerte di merci offrono possibilità di acquisto per tutte le tasche, e dove regali piccoli e grandi vengono offerti a profusione, allo scopo di fidelizzare la clientela.

E proprio la fedeltà della clientela è uno dei crucci dei nuovi imprenditori, perché tra grandi magazzini la concorrenza è serrata: accuse di imitazione, ricerca di slogan a effetto, creazione, produzione e utilizzo di ogni strumento promozionale, dai manifesti, ai cataloghi illustrati, alle cartoline, ai depliant, alle inserzioni sui giornali.

Ogni esercizio commerciale studia la propria strategia promozionale e la declina sui diversi mezzi di comunicazione dove propone quanto artisti e illustratori ideavano, interpretando i linguaggi del costume e della società italiana in un periodo di creatività senza precedenti. 

La moda in scena alla Villa dei Capolavori – Nei saloni contigui a quelli che ospitano permanentemente opere capitali di Tiziano, Dürer, Van Dyck, Goya, Canova, Renoir, Monet, Cézanne, Morandi e molti altri, alla Fondazione Magnani-Rocca – la celebre Villa dei Capolavori a Mamiano di Traversetolo, presso Parma – dal 10 settembre all’11 dicembre 2022 viene illustrata la nascita della moda in Italia, grazie agli strumenti di comunicazione che l’hanno supportata, dai manifesti alle riviste, ai cataloghi dei grandi magazzini, in un arco cronologico che inizia nell’Ottocento e prosegue fino a metà Novecento.

Di grande importanza è il ruolo del cinema nello sviluppo e comunicazione della moda sin dal suo avvento, ricostruito all’interno dell’esposizione e nel catalogo.
Costituita da circa 150 opere, la mostra è realizzata grazie alla collaborazione speciale con la Direzione Regionale Musei Veneto – Museo Nazionale Collezione Salce di Treviso, oltre alla Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” – Castello Sforzesco – Milano, e al Museo e Real Bosco di Capodimonte. È resa possibile grazie al contributo di Fondazione Cariparma e Crédit Agricole Italia. 

La moda attraverso la pubblicità si fa sogno collettivo: dalle misteriose dame fin de siècle proposte da Aleardo Villa, Leopoldo Metlicovitz, Marcello Dudovich nei manifesti dei Magazzini Mele, la cui sontuosa eleganza riflette le ambizioni di una nuova classe borghese in crescente ascesa, alle sottili, diafane “donne-crisi” degli anni Venti, che vogliono vedersi finalmente liberate dalla schiavitù dei corsetti e delle stecche di balena, fino alla vigorosa, sportiva e dinamica donna moderna, quale tratteggiata dallo stesso Dudovich nelle pubblicità degli anni Trenta per La Rinascente.

Agli inizi del Novecento le lotte femminili per la conquista di maggiore indipendenza incidono sulla lunghezza delle gonne, sul taglio dei capelli, sui gesti, sul linguaggio del corpo, come incideranno le limitazioni dettate dalle sanzioni economiche all’Italia, a seguito della sua politica coloniale, alla fine degli anni Trenta, dando origine a nuove regole, nuovi vincoli di “decoro” e all’uso di materiali autarchici.

In questo arco di tempo, la moda, le mode, diventano, attraverso i manifesti, figurazione immediata di uno status e lo specchio nel quale si riflettono rapidissimi cambiamenti sociali ed economici, umori, tendenze, capricci, sogni.

Tra il XIX e il XX secolo due fattori concorrono allo sviluppo del mercato dell’abbigliamento: “il farsi avanti, con la seconda rivoluzione industriale, di nuove parti sociali che ambiscono a partecipare e a rimarcare il proprio ruolo sul palcoscenico della società, e la nascita conseguente di una nuova forma di offerta al consumo, i grandi magazzini, nati in Francia e diffusi in breve tempo in Italia così come in tutta Europa e negli Stati Uniti” afferma Dario Cimorelli. 

“La competizione tra i grandi magazzini è agguerrita e ogni mezzo, ogni idea, ogni novità è occasione per catturare e fidelizzare la clientela. Il manifesto, in quanto più grande, più evidente, è lo strumento che dalla fine dell’Ottocento ai primi anni Cinquanta tappezzerà i muri delle città costruendo modelli e quindi mondi e modi di partecipazione e rappresentazione.

Da Mele a Miccio a Napoli, dall’Unione Cooperativa a La Rinascente a Milano, a Zingone a Roma, ogni magazzino si propone attraverso la pubblicità, così come le aziende di accessori – dai cappelli ai guanti alle calzature.

La mostra racconta questo particolare mondo nascente della comunicazione presentando circa 100 grandi manifesti, la gran parte restaurati per l’occasione e mai esposti al pubblico dal tempo della loro realizzazione, soffermandosi anche su due casi unici che distinguono l’Italia da qualunque paese al mondo:

la comunicazione dei Magazzini Mele di Napoli, la più imponente, capillare, ricca attività di promozione mai realizzata, che inizia nel 1889 e prosegue fino al secondo decennio del XX secolo, e la comunicazione de La Rinascente a Milano, che sceglie Marcello Dudovich come illustratore principale dal 1921 al 1956, mantenendo così una coerenza stilistica unica e irripetibile”, aggiunge Stefano Roffi.

“Fino agli anni Venti del Novecento la moda femminile era stata fondamentalmente francese, mentre l’Inghilterra era il riferimento per quella maschile. Ma questo non significa che non esistesse l’idea e il progetto di creare una moda italiana. Questo filo attraversa le riviste dell’Ottocento in Italia fino a legarsi al patriottismo dopo il periodo dell’unificazione nazionale.

Infatti all’inizio del secolo questa traccia acquista una grande visibilità con il lavoro pionieristico di Rosa Genoni che dalle pagine di riviste femminili lancia il progetto di una moda nazionale come “pura arte italiana” che, svincolata dalla sudditanza ai francesi, sapesse trarre ispirazione dal mondo classico e dai capolavori del Rinascimento, coniugando artigianato e industria.

Successivamente, nel corso del ventennio fascista, si andrà costruendo un profilo di moda nazionale (i Saloni a Torino, l’Ente Nazionale Moda fondato nel 1935, etc.) che fu la base di quel che sarebbe diventata la grande moda italiana a partire dal dopoguerra”, annota Eugenia Paulicelli, Professoressa ordinaria e fondatrice della specializzazione di “Fashion Studies” presso il Graduate Center e il Queens College della City University di New York (CUNY).

INFORMAZIONI UTILI

Ufficio Stampa: Studio ESSECI Sergio Campagnolo
Rif. Simone Raddi simone@studioesseci.net tel. 049 663499.
Cartella stampa e immagini: www.studioesseci.net

Link http://www.magnanirocca.it

Escursione da Morterone alla vetta del Resegone

Il percorso breve ma ripido che porta in cima al Resegone montagna celebre per la sua forma che parte dal comune più piccolo d’Italia, Morterone.

Gabriele Ardemagni

Morterone – E’ una Domenica di fine Agosto, il Sole è ancora caldo e il traffico in Valsassina è come al solito nei weekend notevole, decidiamo alle 16 di partire in auto da Introbio direzione Morterone per salire sul Resegone.

La strada per raggiungere Morterone è unica e parte da Ballabio, sono circa 17km ma il navigatore indica 37 minuti senza traffico, si è una strada decisamente stretta tortuosa con tornanti e curve insidiose ma appagante, ogni metro offre panorami unici da mozzare il fiato per ogni appassionato di natura e geologia, sembra di andare in auto dalla Grignetta al Grignone talmente sono le guglie che circondano il poco asfalto.

Arriviamo in basso all’altezza della pista atterraggio elicotteri 1070m dopo aver superato la Forcella di Olino, si parcheggia e da qui subito parte il percorso che ci porterà in cima alla montagna divisa tra le province di Lecco e Bergamo, un cartello riporta il sentiero 16 Rifugio Azzoni e indica 2 ore, infiliamo scarponcini e zaini in spalla si parte subito in salita su un prato ripido che ci introduce in un bellissimo bosco anch’esso scosceso.

Superato il lungo percorso nel primo bosco arriviamo su uno spiazzo con dei tavolini, prendiamo prima a sinistra fino alla Sorgente Forbesette appena superata si sale sulla destra in un altro bosco che gira intorno alla montagna lungo il sentiero 17, (attenzione NON seguite le indicazioni Rifugio Resegone che è da tutt’altra parte), arriviamo finalmente all’aperto per affrontare l’ultimo tratto di salita quello più impegnativo su sassi aguzzi che porta direttamente in vetta dal versante Est della montagna.

Ormai è fatta la vetta del Resegone e il Rifugio Azzoni appena sotto ad essa sono visibili, affrontiamo questi tornanti in compagnia di alcuni ungulati che ci osservano e raggiungiamo prima il Rifugio e subito sopra la croce di vetta 1875m, appena in cima ci si apre il panorama sulla città di Lecco e poi tutto intorno a noi le Grigne il Due Mani i Piani di Artavaggio e tutte le altre vette valsassinesi.

Ci abbiamo messo 1h35m nonostante l’orario e la quota il caldo si faceva ancora sentire e l’allenamento non è mai abbastanza, ma mi sento di poter consigliare a chiunque questo percorso che è decisamente il più comodo per raggiungere questa meta.

INFORMAZIONI UTILI

Percorso totale andata e ritorno 6,9 km dislivello massimo m815 difficoltà: E (escursionismo)

Con la Mountain bike elettrica lungo la Via dei Sapori in Capriasca Lugano Svizzera

Oggi attraversiamo, spingendoci oltre confine a Nord, due laghi vicini per raggiungere la meta di questo bel giro in E-Mtb.

Gabriele Ardemagni

Tesserete. Da qui parte il nostro tour che ci porterà a visitare scorci panoramici lungo un percorso di media difficoltà.

Da non molto a questa parte, c’è un nuovo modo per scoprire lo splendido paesaggio collinare della Capriasca, a nord di Lugano: la Via dei Sapori, un percorso attraverso boschi e castagneti che tocca vari alpeggi e capanne della regione in cui è possibile provare formaggi, salumi e altri prodotti elaborati nella zona.

A cavallo di una e-bike, i visitatori hanno modo di esplorare attivamente la valle, addentrarsi nei segreti del processo produttivo e conoscere gli animali che vi contribuiscono.

Chi lo desidera può compiere il percorso in più giorni e pernottare negli alloggi che incontra lungo la via, come la moderna Capanna Monte Bar. Il tracciato per MTB si snoda su poco meno di 39 km con un dislivello di 1’500 m circa. Lungo il percorso sono disponibili varie stazioni di ricarica per e-bike.

La giornata che ha visto protagonista questo tracciato ben segnalato è stata organizzata da Svizzera Turismo nella persona di Francesca Rovati (Media Manager Northern Italy) e da Ticino Turismo nella persona di Cecilia Brenni (Press Office Ticino e Italia) che ringrazio per la bellissima esperienza perfettamente organizzata.

La nostra guida nonché noleggiatore di E-Bike è Johnny Guggiari, atleta e direttore sportivo del team WeRide MTB Crew per il quale gareggia il noto Marco Melandri ex campione MotoGp, ci mette disposizione alcune delle sue biciclette assistite nello specifico delle performanti Cube Stereo Hybrid 140, (full-suspended in pratica l’evoluzione di quella che utilizzo io sempre Cube Hybrid ma hard-tail ovvero con sola sospensione anteriore).

Raggiungiamo Tesserete con il mini-van della Crew con il carrello carico di bici, tempo di scaricarle e iniziamo ad affrontare la strada di avvicinamento al vero e proprio trail.

La giornata è torrida anche qui sulle colline ticinesi, è il 21 Luglio e il Sole a picco non aiuta la resa ma, le bici sono potenti il tracciato bello con parti in ombra sempre ben gradite che si alternano a tratti panoramici che spingono la vista fino al Lago di Lugano, il morale è alto e si riesce a godere dell’aria fresca e pura soprattutto nei tratti di discesa dove si raggiungono velocità in grado di darci respiro.

Lungo il percorso si passa da numerosi ristori e alpeggi, ci fermiamo a salutare i ragazzi dell’AGRITURISMO ALPE ZALTO:

L’Alpe Zalto nella bella stagione ospita l’attività agricola della famiglia Marzaro.

Famiglia Marzaro capitanata dal nonno Gianni con Katya e le nipoti, che durante il resto dell’anno si basa sull’azienda agricola a Vaglio. L’attività principale dell’alpeggio è l’allevamento di mucche e capre per la produzione di latte. Vendita diretta della produzione casearia, dai formaggi ai formaggini di mucca e di capra. Qui si possono anche assaporare i diversi prodotti e la cucina tradizionale e per chi desidera vivere un’esperienza particolare si può pernottare sui letti di paglia all’interno della stalla.

Beviamo una gassosa al mandarino tipica del Ticino e ripartiamo verso la parte più divertente un single trail con terreno misto sassi e radici che esalta le qualità di questi mezzi permettendo di disegnare linee pulite e veloci nonostante il terreno non semplice.

Giunta ora di rientrare ma non prima di pranzare facendo tappa alla Trattoria Menghetti a Bigorio dove ci aspettano formaggi e salumi locali e un ben gradito risotto accompagnati da vini e grappe di loro produzione.

INFORMAZIONI UTILI

Percorso totale percorribile 39km dislivello massimo m1500 difficoltà: alcuni tratti in fuoristrada in discesa richiedono esperienza media

CONTATTI

Guida
Johnny Guggiari
M + 41 76 361 96 61 (Tour e-bikes)

Agriturismo Alpe Zalto
Katya Marzaro Gola di Lago 6950 Capriasca
+41 76 563 48 09 +41 76 683 95 53 katya6456@gmail.com Periodo apertura 01.06 – 31.08.2021

Cantina della Trattoria Menghetti
Famiglia Menghetti
Via Al Convento 28 | 6954 Bigorio
T +41 91 943 24 01 

Scarica la piantina https://www.visitcapriasca.ch/s/lr-capriasca_touristmap-2021-vers2.pdf

Ticino Turismo
Via Canonico Ghiringhelli 7
CH – 6501 Bellinzona
T +41 (0)91 825 70 56
info@ticino.ch
www.ticino.ch

Ancora Valsassina sul canale YouTube Milanesi in Portineria

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Il canale Milanesi in Portineria pubblica questo mese di Luglio il terzo servizio inedito sulla Valsassina: questa volta Aristide Malnati ci porta al Pian delle Betulle con le immagini di Gabriele Ardemagni e l’inviata Carolina Dovera.

Ricordatevi di iscrivervi al canale Milanesi in Portineria su YouTube e di attivare la campanella così da non perdere le novità!

Nei precedenti servizi si sono occupati dell’Alpe Giumello con i suoi panorami e specialità culinarie, e ad Introbio la chiesetta di San Michele con i suoi affreschi riemersi con i restauri recenti.

Un altro servizio sulla Cascata della Troggia a Introbio e su Villa de Vecchi a Bindo di Cortenova.

Gabriele Ardemagni

MATTIOLI / CARAVAGGIO. The lightful fruit

dal 07 Maggio al 03 Luglio 2022 Milano, Pinacoteca Ambrosiana

MATTIOLI / CARAVAGGIO. THE LIGHTFUL FRUIT è un omaggio dell’artista del ‘900 italiano a La Canestra di Frutta di Caravaggio, capolavoro del maestro esposto alla Pinacoteca Ambrosiana.

20 opere divise in due sale tra le quali la Prima Sala dove è esposta nella permanente la celebre opera del Merisi, e altre due sale con 7 teche al cui interno si trovano gli strumenti dell’artista come ad esempio delle sue tavolozze.

Unite a questa esposizione tutte le opere di illustri maestri della pittura presenti nel museo milanese, tra cui in primis Il Musico di Leonardo Da Vinci, il cartone preparatorio di Raffaello, le opere di Bruegel e tante altre ancora da scoprire nelle varie sale espositive.

Gabriele Ardemagni

MilanoDal 7 maggio al 3 luglio 2022, la Pinacoteca Ambrosiana di Milano ospita un inedito confronto tra le opere di Carlo Mattioli (1911-1994), uno dei maestri italiani dell’arte del Novecento e La canestra di fruttadi Caravaggio, conservata al museo milanese.

La mostra, dal titolo Mattioli/Caravaggio. The lightful fruit, ideata ed organizzata dalla Fondazione Carlo Mattioli di Parma, col contributo di SCIC Italia, UniCredit Wealth Management, Arti grafiche Castello, presenta venti dipinti a olio che favoriscono la conoscenza dell’opera e del processo creativo del pittore emiliano attraverso il profondo dialogo con il capolavoro caravaggesco e faranno sentire l’eco contemporanea dell’originale, a quattrocento anni dalla sua creazione.

Mattioli/Caravaggio. The lightful fruit alla Pinacoteca Ambrosiana – afferma Marcella Mattioli, Presidente della Fondazione Carlo Mattioli e figlia dell’artista – è il primo passo del viaggio che la Fondazione ha deciso di intraprendere rileggendo l’opera di Mattioli attraverso nuove forme di comunicazione e una serie di mostre monografiche con dipinti originali e tecnologie multimediali”.

“Questa iniziativa – aggiunge Anna Zaniboni Mattioli, vicepresidente della Fondazione- si confronta con il passato, ma con lo sguardo contraddittorio, lucido e nevrotico dell’uomo di oggi, rendendo più scoperta la volontà di “mostrare” le istanze contemporanee di Carlo Mattioli”.

“La Veneranda Biblioteca Ambrosiana – dichiara Mons. Alberto Rocca, direttore della Pinacoteca Ambrosiana, ha accolto questo progetto con grande favore, nella certezza che l’arte sa instaurare un dialogo che non conosce confini di tempo, anche parlando linguaggi diversi come diverse, ma di pari grandezza, possono essere le opere di Caravaggio e Mattioli”.

“Siamo onorati di far parte di questo progetto – sostiene Maria Costanza Marconi Fornari, responsabile Marketing e Comunicazione di SCIC Italia – e di poter omaggiare l’opera di Mattioli a cui siamo accomunati dalle medesime radici territoriali e culturali.

Sarà interessante poter assistere al confronto tra la pittura materica e astratta di Mattioli e uno dei quadri più rappresentativi dell’opera di Caravaggio”.

Il coraggio di confrontarsi con un maestro assoluto come Caravaggio e con una delle sue opere più iconiche, sta all’origine di un ciclo di dipinti e disegni che Mattioli volle presentare alla Biennale di Venezia del 1968, ma che rimase visibile solo il giorno dell’inaugurazione, a causa della contestazione sociale e politica che si sviluppò in quell’anno e che coinvolse anche settori come la cultura e l’arte.

Cestini del Caravaggio di Carlo Mattioli tornarono così al silenzio dello studio in cui erano nati.

Il percorso espositivo, suddiviso in tre ambiti tematici spaziali e allestitivi, si propone come una narrazione che si sviluppa attraverso le suggestioni contemporanee di Mattioli.

Il tema analitico e il processo creativo sono allestiti nelle prime due sale all’interno di sette vetrine che propongono una visione suggestiva dei materiali utilizzati dal pittore.

Il tema realizzativo è concentrato nella terza sala in dialogo diretto con la Canestra di Caravaggio ed è ottenuto da un suggestivo allestimento basato sulla spogliazione sospesa nella penombra della stanza.

Il tema concettuale, nella quarta stanza, propone la visione delle ultime opere relative alla Canestra e, leggermente appartata una sezione video, che narra l’evoluzione del processo esplorativo di Mattioli.

Mattioli affronta il genere e il modello ambrosiano rimanendo in un personale limbo, sospeso fra una figurazione che non sarà mai più completa e un’astrazione cui non ci si può abbandonare del tutto. La relazione col modello diventa un lungo studio filtrato con l’immagine di un ammasso di scatole e foglie appoggiate su un trespolo del suo studio.

Mattioli si accosta al modello secentesco, declinandolo prima in uno studio profondo legato alla volumetria e alla luce, poi ingrandendone i particolari, con il canestro che diventa il fulcro attorno cui ruota tutta la sua ricerca.

Il titolo, The lightful fruit, si propone di giocare sulla doppia visione e percezione della luce che illumina il cestino di frutta ma attraverso il filtro della delicatezza (delight), quasi fosse uno spazio intimo, chiuso e raccolto.

Nelle sequenze filmiche che accompagnano l’esposizione vera e propria le opere sono raccolte in uno spazio irreale, uno spazio argenteo come un dagherrotipo. Questa grammatica visiva si propone di evidenziare gli elementi base che l’artista ha usato, senza porre al centro del discorso i dettagli didascalici del documento. Citazioni, ombre, luci, e un tema ossessivo per declinare un proprio idioma, oltre l’opera di Caravaggio.

Accompagna la mostra un catalogo (edito da Tacuino) con un testo inedito del Professor Claudio Strinati e un prezioso contributo di Roberto Tassi.

Note biografiche 

Carlo Mattioli nasce l’8 maggio 1911 a Modena, da una famiglia di artisti.

Il padre Antonio, insegnante di disegno, si trasferisce con l’intero nucleo familiare a Parma, dove Carlo può seguire regolari studi all’Istituto di Belle Arti. Diplomatosi, comincia immediatamente a insegnare in Istria, ad Arezzo, a Parma, all’Accademia di Firenze e, infine, a quella di Bologna.

Intanto a Parma frequenta e ritrae i giovani intellettuali che allora gravitavano nella vivace orbita culturale della città: Ugo Guanda, Oreste Macrì, Pietrino Bianchi, Mario Luzi, Attilio Bertolucci e altri ancora.

Molto riservato e geloso di una dimensione privata e solitaria del proprio lavoro, Mattioli riesce, comunque, a rimanere aggiornato sugli sviluppi dell’arte contemporanea e a coltivare lo studio e l’amore per l’arte antica di cui è un profondo e attento conoscitore.

Dalla fine degli anni Trenta Lina, sposata nel 1937, è l’assoluta protagonista dei suoi dipinti; sono i primi Nudi e i primi Ritratti cui si affiancheranno quelli dell’unica figlia Marcella.

Si apre anche, negli anni Quaranta, la stagione della grafica che avrà poi altre straordinarie parentesi, come quella delle numerose illustrazioni degli anni Sessanta, testimonianza del suo interesse mai sopito e della sua profonda conoscenza della letteratura europea.

Vedono la luce Vanina Vanini e la Chartreuse de Parme di Stendhal (dal 1961), i Ragionamenti dell’Aretino (dal 1960 al 1964), le Novelle del Sermini (1963), il Belfagor del Machiavelli. Culmina nel 1968 il Canzoniere del Petrarca e la Venexiana.

La grafica, tuttavia, lascia gradualmente il posto preminente alla pittura. Ai nudi, in piedi o coricati, dal 1960 al 1963, si aggiungono i nuovi Ritratti, (celebri quelli dedicati a Giorgio De Chirico, Roberto Longhi, Carlo Carrà, Giacomo Manzù, Giorgio Morandi e Renato Guttuso) che compariranno di tanto in tanto lungo l’arco decennio e poco oltre.

Dal 1962 la natura morta affianca e poi sostituisce gradualmente il nudo, e a sua volta lascia il posto, a partire dal 1967, agli studi sul Cestino di Caravaggio, destinati alla tribolata Biennale di Venezia del 1968.

Nati dalla frequentazione con Roberto Longhi i “Cestini” si prolungano, in una riflessione complessa che riguarda anche l’amato Tiziano, fino al 1974 anno in cui si affermano finalmente le vedute del duomo di Parmaadagiato sui tetti della città.

Ritornando alle mostre, del 1943 è la prima personale, su sollecitazione di Ottone Rosai, alla Galleria del Fiore di Firenze. Dal 1948 Mattioli è puntualmente presente alle varie edizioni della Biennale di Venezia dove riceve, nel 1956, dalla commissione presieduta da Roberto Longhi, il Premio Comune di Venezia per un disegnatore. Lo stesso anno vince anche la Quadriennale di Roma.

Agli inizi degli Anni Settanta compaiono i celeberrimi Notturni, talvolta impreziositi da un albero o come cielo soltanto, attraversato da nubi e illuminato dalla presenza della luna; o come cielo alto sopra il dorso del duomo, o al di là di una siepe; o ancora, come notte che scurisce una spiaggia; o infine, notte che avvolge un nudo femminile disteso, inarcato come il profilo di una collina.

A metà degli anni Settanta i Paesaggi, che occupano anche tutto il decennio successivo, si aprono a tonalità per lui fino ad allora inedite: le spiagge, i campi di papaveri e di lavanda, le ginestre, le aigues mortes, gli alberi, la Versilia, le colline di Castrignano, le foreste di Birnam, i boschi. Dal 1974 al 1985 nascono i ritratti della nipote Anna impastati con i nuovi colori dei paesaggi.

Nel 1982 vengono creati i muri e le travi del ciclo per una crocefissione, tenebrosa preparazione per i grandi Crocifissi. Ma anche l’Arte Sacra, come possono testimoniare le numerose opere realizzate e donate a chiese e istituzioni religiose a partire dagli anni Cinquanta, è capitolo profondamente rilevante nella sua produzione.

Nel 1983 muore Lina. Nello stesso anno avviene la grande donazione all’Università di Parma. La maestosa antologica del 1984 a Palazzo Reale di Milano inaugura una lunghissima serie di esposizioni in prestigiose sedi in Italia e all’estero.

Nel 1993 esegue gli ultimi quadri a olio, i calanchi e le Apuane di notte. Poi l’ultima serie di tempere su antiche copertine di libri. 

Muore a Parma il 12 luglio del 1994.

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 DAVID LACHAPELLE. I BELIEVE IN MIRACLES

dal 22 aprile all’11 settembre 2022 Mudec Milano

DAVID LACHAPELLE Una mostra completa, anzi potrei dire come affermato dallo stesso fotografo presente alla conferenza stampa di presentazione, la mostra più importante mai fatta sull’artista statunitense.

Ripercorre la carriera dai tempi delle prime fotografie passando per il periodo nella “Fabric” di Andy Wahrol a New York per approdare poi nella West Coast a Los Angeles dove ha raccontato al mondo intero il suo concetto di sacro e profano, fino agli scatti inediti alle Isole Hawaii dove si è rifugiato in questi ultimi due anni di pandemia.

L’allestimento della mostra è a dir poco avvolgente, stampe con dimensioni di svariati metri con soggetti iconici, molti personaggi dello Star System USA, raccontati con maestria non solo di immagine ma anche di concetto, si perché ogni foto di David è un opera studiata nei minimi dettagli che lascia a bocca aperta chi le osserva.

Gabriele Ardemagni

MilanoDAVID LACHAPELLE. I BELIEVE IN MIRACLES a cura di Denis Curti e Reiner Opoku al Mudec di Milano dal 22 aprile all’11 settembre 2022

Oltre 90 opere – tra grandi formati, installazioni site-specific e nuove produzioni – provenienti direttamente dallo studio dell’artista, per raccontare la sua visione di un mondo nuovo e una nuova umanità possibile.

La grande mostra personale “David LaChapelle. I Believe in Miracles”, al MUDEC di Milano dal 22 aprile 2022, prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e promossa dal Comune di Milano-Cultura,

è il risultato di un percorso di ricerca artistica che dura da una vita e che racconta un David LaChapelle inedito e, per certi versi, inaspettato. 

Dalla sua formazione con Andy Warhol – nella New York degli anni ’80 – e dalla cultura pop, lo sfaccettato vissuto artistico di David LaChapelle è approdato alle gallerie, per culminare poi in una fotografia artistica unica nel suo genere, caratterizzata da un’acuta consapevolezza del tempo in cui viviamo.

Partendo dai primi lavori, si apre agli occhi del pubblico in anteprima assoluta per il Museo delle Culture una serie inedita di opere che fanno parte della nuova e visionaria fase di produzione – l’ultima, datata 2022 – risultato della potente eredità della sua lunga esperienza artistica e umana.

Citando le parole dei curatori nel testo del catalogo che accompagna la mostra, “David LaChapelle intraprende questo viaggio verso una dimensione più profonda e spirituale già a partire dagli anni ’80 e, nel corso della sua carriera, ha sempre saputo rinnovarsi attraverso linguaggi e liturgie figlie del nostro tempo, mantenendo uno stile riconoscibile.

Un marchio di fabbrica che ha a che fare con una dimensione onirica e surreale. (…)

Il percorso espositivo non ha, volutamente, un andamento lineare, perché il display si riferisce a un continuo e coerente intreccio di tematiche tra loro correlate. 

È un continuo entrare e uscire dalle contraddizioni della nostra esistenza: dal miracolo desiderato all’inferno della contemporaneità.” 

PERCHÉ CREDERE NEI MIRACOLI?

“LaChapelle – spiegano i due curatori in relazione al titolo della mostra – ci invita a creare nuove relazioni con le persone, con la natura, con il consumo, con la spiritualità.

Un altro mondo è possibile. David LaChapelle crede nei miracoli.” 

Partendo da opere che denunciano la vulnerabilità del pianeta e la fragilità dell’uomo, insieme a un repertorio che guarda alla pop culture e lo star system del cinema, della musica, dell’arte,

la mostra si snoda attraverso immagini rivelatrici della visione dell’artista verso un mondo nuovo, che cerca una natura incontaminata e lussureggiante dove possono convivere spiritualità,

amore e bellezza e dove uomini e donne possono vivere finalmente liberati dall’alienazione e in connubio con il contesto naturale. 

Il percorso espositivo è un viaggio personale intriso di memoria e sentimenti, che mischia volutamente l’andamento non cronologico con le esperienze di una vita professionale e privata che alla fine, si trovano sullo stesso piano.

Molte tra le opere presenti in mostra rimandano alle serie più famose dell’artista, come i famosissimi scatti che hanno reso David LaChapelle un’icona vivente della cultura pop.

Con lui hanno collaborato superstar come Madonna, Britney Spears, Michael Jackson, Kim Kardashian, David Hockney, Angelina Jolie, Elizabeth Taylor, Hillary Clinton, Muhammad Ali, Jeff Koons, Uma Thurman, David Bowie, e LaChapelle si porta appresso questa eredita che e parte integrante del suo mondo artistico. 

L’artista: David LaChapelle

David LaChapelle è nato nel Connecticut nel 1963 e ha frequentato il liceo School of the Arts in North Carolina. Iscritto originariamente come pittore, sviluppò una tecnica analogica, partendo dal dipingere a mano i propri negativi per ottenere uno spettro di colori ‘sublime’ prima di elaborare le sue pellicole. All’età di 17 anni, LaChapelle si trasferì a New York City. Dopo la sua prima mostra fotografica a Gallery 303, fu assunto da Andy Warhol per lavorare a Interview Magazine. Attraverso la sua padronanza del colore, la composizione unica e le narrazioni fantasiose, LaChapelle ha iniziato ad ampliare il genere fotografico.

Il suo tableau messo in scena, i ritratti e le nature morte hanno rimesso in discussione il modo di fare fotografia tradizionale e il suo lavoro ha rapidamente guadagnato l’interesse internazionale. 

Nei decenni successivi, LaChapelle è diventato uno dei fotografi più pubblicati in tutto il mondo con un’antologia di libri, tra cui LaChapelle Land (1996), Hotel LaChapelle (1999), Il paradiso all’inferno (2006), Lost & Found e Good News (2017). 

Allo stesso tempo, il suo lavoro si è esteso a video musicali, film e progetti teatrali. 

Negli ultimi 30 anni, LaChapelle ha esposto a livello internazionale in gallerie e musei tra cui la National Portrait Gallery (Londra), il Musee de Monnaie (Parigi), il Barbican Center (Londra), Victoria and Albert Museum (Londra), Tel Aviv Museum of Art, Fotografiska (Stoccolma), Musee D’Orsay (Parigi), Groninger Museum (Paesi Bassi), Palazzo delle Esposizioni (Roma), Palazzo Reale (Milano), National Portrait Gallery (Washington D.C.), Casa dei Tre Oci (Venezia) e La Venaria Reale (Torino). Il 2022 è l’anno della sua mostra personale al Mudec (Milano). 

MUDEC Via Tortona 56 Milano tel. 02/54917 (lun-ven 10.00-17.00) 

DATE 22/04 – 11/09/2022 

ORARI Lun 14.30 ‐19.30 | Mar, Mer, Ven, Dom 09.30 ‐ 19.30 | Gio, Sab 9.30‐22.30 

BIGLIETTI Intero € 15 | Ridotto € 13 

Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura. 

Ufficio stampa
Elettra Occhini | elettra.occhini@ilsole24ore.com

BRESCIA PHOTO FESTIVAL 2022. Le forme del ritratto 31 Marzo – 24 Luglio

BRESCIA PHOTO FESTIVAL 2022 Una Primavera segnata da grandi Festival Fotografici, questa è la volta di Brescia, il tema è il Ritratto in tutte le sue forme attraverso le epoche.

Gabriele Ardemagni

Brescia – BRESCIA PHOTO FESTIVAL 2022 giunge alla sua quinta edizione ospitando una strepitosa mostra fotografica dello statunitense Edward Weston e i suoi eredi, un affascinante viaggio lungo oltre un secolo con tre generazioni di fotografi.

La mostra che si tiene al Museo di Santa Giulia è la ciliegina su una ricca torta fatta di esposizioni in varie sedi della città lombarda: il Museo di Santa Giulia, la Pinacoteca Tosio Martinengo, il Mo.Ca. – Centro per le Nuove Culture, il Museo Civico di Scienze Naturali, la Fondazione Vittorio Leonesio di Puegnago del Garda e la Cantina Guido Berlucchi di Corte Franca.

Al Museo di Santa Giulia e in altre sedi espositive cittadine, grandi mostre e importanti eventi intorno alle molteplici declinazioni del “ritratto” nella storia della fotografia italiana e internazionale.

Tra gli appuntamenti più attesi, la mostra omaggio a Edward Weston (1886-1958), uno dei maestri del Novecento: una esposizione originale e inedita, sviluppata con gli eredi del celebre fotografo.

Giunta alla sua V edizione, l’iniziativa promossa da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, in collaborazione con Ma.Co.f – Centro della fotografia italiana, con la curatela artistica di Renato Corsini, verte sul tema Le forme del ritratto, consolidando nuovamente la città di Brescia quale uno dei centri propulsivi di quest’arte.

Il fulcro del BRESCIA PHOTO FESTIVAL 2022 è il Museo di Santa Giulia, epicentro culturale cittadino gestito dalla Fondazione Brescia Musei, presieduta da Francesca Bazoli e diretta da Stefano Karadjov, Istituzione produttrice dell’intera manifestazione.

Tra gli appuntamenti di maggior richiamo internazionale, la mostra WESTON. Edward, Brett, Cole, Cara. Una dinastia di fotografi

la grande monografica, allestita al Museo di Santa Giulia, dedicata a Edward Weston (1886-1958), uno dei maestri della fotografia del Novecento, le cui opere sono esposte per la prima volta in Italia a fianco di quelle dei figli Brett e Cole e della nipote Cara.

L’esposizione, curata da Filippo Maggia, promossa da Fondazione Brescia Musei e Skira e progettata in stretta sinergia con la famiglia Weston, propone oltre 80 capolavori, tra cui 40 del solo Edward, con i suoi lavori più significativi:

dai nudi plastici, dalle dune di sabbia, dagli oggetti trasformati in sculture sino ai celebri vegetable – peperoni, carciofi, cavoli – e dalle conchiglie inquadrate in primissimo piano

Paragonata dalla critica alla pittura e alla scultura, la fotografia di Edward Weston è l’espressione di una ricerca ostinata della purezza, nelle forme compositive così come nella perfezione quasi maniacale dell’immagine.

L’autore indaga gli oggetti nella loro quintessenza, eleggendoli a metafore visive degli elementi stessi della natura.

Aspetto d’eccellenza che caratterizza l’esposizione è stata l’opportunità di lavorare a stretto contatto con la famiglia Weston.

La totalità delle immagini di Edward presenti in mostra è stata stampata dalla famiglia: alcuni scatti da lui stesso, altri dal figlio Cole, seguendo le istruzioni trasferite dal padre.

Negli ultimi anni della malattia del maestro, i figli lo hanno infatti assistito in camera oscura, dando in questo modo vita ad una delle collezioni più organiche del ‘900, con cui Fondazione Brescia Musei ha avuto l’onore di potersi confrontare.

Oltre ai Weston, al Museo di Santa Giulia, è allestita la mostra Lo sguardo restituito sulla storia del ritratto dal dagherrotipo al selfie, a cura di Renato Corsini e Tatiana Agliani:

un lungo viaggio tra le varie declinazioni del genere ritrattistico, dai primi del Novecento ai selfie, attraverso le fotografie di anonimi autori e grandi maestri quali Steve McCurry, Sebastião Salgado, Ugo Mulas, Gian Paolo Barbieri, Alberto Korda, Edward S. Curtis e molti altri.

Pinacoteca Tosio Martinengo

Nella nuova Pinacoteca Tosio Martinengo si potrà ammirare un insolito dialogo tra collezionisti che hanno fatto la storia: Peggy e Paolo. Una passione senza tempo.

Il Brescia Photo Festival mette infatti in scena un inedito dialogo tra Paolo Tosio e Peggy Guggenheim, in un celebre scatto di Gianni Berengo Gardin: a distanza di più di un secolo, l’uno dall’altra, due collezionisti affidano al ritratto la memoria della loro passione.

Un progetto one-off dedicata che Gianni Berengo Gardin dedica a Peggy Guggenheim, fotografata nella sua dimora veneziana a Palazzo Venier dei Leoni, sullo sfondo una scultura di Calder.

Di fronte a lei, di Luigi Basiletti, il Ritratto del conte Paolo Tosio, il mecenate illuminato grazie al cui lascito, 170 anni fa, nel 1851, la città di Brescia inaugurò la prima galleria civica d’arte contemporanea in Italia, oggi la Pinacoteca Tosio Martinengo, recentemente aperta nuovamente al pubblico dopo un’importante operazione di riallestimento di sette sale e della sezione dedicata alle opere del ‘700. 

Mo.Ca.

Nel centenario della nascita, inoltre, al Mo.Ca. il Brescia Photo Festival ricorda Pier Paolo Pasolini, con la mostra di ritratti Pier Paolo Pasolini. Per essere poeti, bisogna avere molto tempo, curata da Renato Corsini e Gerardo Martorelli.

L’esposizione restituisce una visione intimista del grande intellettuale: il rapporto con la madre, la passione per il calcio e le amicizie più profonde sono i temi di un corpus di fotografie scattate da importanti autori italiani quali Gianni Berengo Gardin, Federico Garolla, Sandro Becchetti, Aldo Durazzi, Ezio Vitale

A Pier Paolo Pasolini, in occasione del Brescia Photo Festival, anche il cinema Nuovo Eden, art house cittadina della Fondazione Brescia Musei, dedica un programma speciale, Pasolini 100, con una selezione dei suoi capolavori in versione restaurata, in collaborazione con la Cineteca di Bologna.

Oltre alla rassegna dedicata a Pier Paolo Pasolini, il Mo.Ca. accoglierà Maurizio Frullani, con un focus sui ritratti al femminile nella “sua” Eritrea realizzati tra il 1993 e il 2000 nella Massaua piagata dalla guerra; Fabrizio Garghetti, con la sua documentazione delle avanguardie artistiche italiane della metà degli anni ’60; N.V. Parekh, con i suoi celebri reportage da Mombasa.

Altre sedi in città e provincia

Il Brescia Photo Festival si completa anche con tre mostre allestite in altre sedi della città e della provincia. Al Museo Civico di Scienze Naturali è possibile ammirare l’esposizione Claudio Amadei. Farfalle, immagini che scompongono il reale ed interpretano in maniera spesso dissacrante quello che la natura offre;

la Fondazione Vittorio Leonesio di Puegnago del Garda, con la mostra La rivoluzione umana di ZENG YI, protagonista della fotografia cinese tra gli anni Novanta e il nuovo Millennio, che documenta il volto della Cina più nascosto, e la Cantina Guido Berlucchi di Corte Franca, che il 29 aprile inaugura I ritratti della Dolcevita, un’esposizione che documenta un modo di interpretare la fotografia che ha segnato un’epoca.

BRESCIA PHOTO FESTIVAL 2022  – V EDIZIONE Le forme del ritratto
31 marzo – 24 luglio 2022
Museo di Santa Giulia, Pinacoteca Tosio Martinengo, Mo.Ca e altre sedi in città e provincia

Ufficio stampa Brescia Photo Festival
CLP Relazioni Pubbliche
clp1968.it

Monsignor Mario Delpini Arcivescovo di Milano e il suo personale messaggio per la Pasqua.

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Nel canale Youtube “Milanesi in Portineria” abbiamo pubblicato una bella intervista a Monsignor Mario Delpini Arcivescovo di Milano con domande non sempre scontate e risposte davvero degne della grande persona che è e del ruolo che rappresenta.

Gabriele Ardemagni

Monsignor Mario Delpini Arcivescovo di Milano Intervista sul canale YouTube Milanesi in Portineria

Milano – 14 Aprile 2022 Protagonista assoluto della diocesi milanese (la più grande del mondo) Monsignor Mario Delpini Arcivescovo di Milano è stato in più occasioni ospite della Valsassina, a Introbio, Pasturo Premana e in tante altri paesi e altrettante chiese.

Questa intervista girata un anno fa è tuttora valida ed attuale, le domande di Paolo Giarrusso sono sempre attuali e portano a conoscere la persona dietro il personaggio e le risposte sono sempre all’altezza e in questo caso specifico danno spunti di riflessione sul periodo che stiamo vivendo.

Buona Pasqua e Buona Visione, ricordatevi di ISCRIVERVI al CANALE e ATTIVARE LA CAMPANELLA!

Il complesso Benedettino di San Pietro al Monte sopra Civate LC

Sabato 9 Aprile in una ventosa giornata siamo saliti a visitare l’affascinante complesso Benedettino di San Pietro al Monte che si erge a metà strada tra la cittadina sul lago di Annone e il Monte Cornizzolo.

Gabriele Ardemagni

Breve Video sul mio canale

Civate – 9 Aprile 2022 San Pietro al Monte – Il cielo è terso grazie al forte vento che soffia rumoroso increspando le acque dei laghi Briantei, parcheggiamo in paese e da li seguiamo le indicazioni che conducono all’imbocco della mulattiera che porta verso il monte.

Le piante quasi si piegano intorno a noi, il Sole scalda ma l’aria è fresca un connubio perfetto per descrivere un inizio Primavera come ce la ricordiamo da sempre, il percorso inizia in un camminamento all’interno di un orrido del fiume che scendendo a valle nel corso delle epoche ha scavato le rocce.

Arriviamo in uno spiazzo dove c’è un altro parcheggio, poco male lasciare l’auto giù ci ha permesso di attraversare quella indicata come Valle dell’Oro che per quanto breve ha regalato belle sensazioni.

Da qui sulla sinistra si imbocca la classica mulattiera che piano piano inizia a salire e già ci mostra la vista sulla montagna dove a mezza via si vede il complesso più in alto in cresta il rifugio SEC (stranamente chiuso quel giorno) e la cima con la croce.

Incrociamo tanta gente, il bel tempo favorisce l’afflusso di pellegrini e non, la mulattiera diventa sentiero che alterna radici a gradoni, richiede fiato e gamba allenata anche se una semplice escursione dopotutto era nato come pellegrinaggio e per ricevere l’indulgenza si sà bisogna fare qualche sacrificio.

Ma ecco che dopo circa 40 minuti dal paese raggiungiamo quota 662m, (2,5 km circa /dislivello 400 m), e su una piana si erge il complesso con due ingressi all’are sacra, un oratorio di costruzione più recente e dietro leggermente più in alto la Basilica dedicata ai Santi Pietro e Paolo che ha le sue origini intorno all’VIII° secolo.

Con nostra fortuna riusciamo ad aggregarci a un gruppetto per fare la visita interna guidata con un bravissimo volontario dell’associazione Amici di San Pietro https://www.amicidisanpietro.it il quale ci racconta la storia delle varie parti della Basilica e del territorio e ci mostra i dettagli dei sontuosi affreschi sia della Basilica che della sua cripta oltre alla parte oggetto di scavi recenti dove è stata trovata una costruzione precedente.

Una mattinata davvero proficua dove abbiamo potuto ammirare un monumento unico in un posto magnifico che si affaccia sul lago di Annone e sul Resegone, vi lascio qualche foto ed un video fatti quel giorno sperando possano essere un incentivo in più per visitare questo luogo bellissimo.

MONFEST 2022. LE FORME DEL TEMPO. Da Francesco Negri al contemporaneo Casale Monferrato 25 Marzo – 12 Giugno

MONFEST 2022 Continua la rassegna dei Festival Fotografici, ci spostiamo sempre nel vicino Piemonte questa volta a Casale Monferrato territorio famoso per i suoi vini che propone la prima edizione di un Festival Fotografico ricco di 11 mostre ispirate dal tema comune: Le Forme del Tempo.

Gabriele Ardemagni

Casale Monferrato – La culturalmente ricca cittadina dell’Alessandrino ci propone la primissima edizione del Festival Fotografico MONFEST, sono andato a vedere di persona nel giorno di presentazione alla stampa e ho trovato una città con delle proposte decisamente valide ed interessanti, le mostre sono sparse per gli edifici più belli della città tra Castello, Teatro, Duomo e Sinagoga.

Una meta da tenere in considerazione per una bella gita fuoriporta nella stagione che maggiormente si presta allo stare in giro, scoprendo posti nuovi e arricchendo vista e mente.

Direttore artistico: Mariateresa Cerretelli

A Casale Monferrato, dal 25 marzo al 12 giugno, prende vita la prima edizione di MONFEST 2022, festival biennale di fotografia diretto da Mariateresa Cerretelli e promosso dal Comune di Casale Monferrato.

Questa splendida città, ai piedi delle dolci colline del Monferrato, accoglie 11 mostre di caratura nazionale che si dipanano attorno al tema che caratterizza il festival “Le forme del tempo. Da Francesco Negri al contemporaneo”.
Il tempo, nella sua natura fatta di sedimentazione e restituzione amplificata, è infatti il protagonista silenzioso degli scatti esposti ma allo stesso tempo è “una espressione ispirata da Italo Calvino che definiva le città la forma del tempo. Ma che noi – afferma Mariateresa Cerretelli – estendiamo ai paesaggi, alle realtà dei ritratti e alle creatività espresse dai fotografi che saranno qui esposti”.
Nel MonFest grande rilievo hanno anche le sedi che lo rendono un festival diffuso: il Castello, il Teatro, la Cattedrale, la Sinagoga (una delle più belle l’Europa) e Palazzo Gozzani Treville dove ha sede l’Accademia Filarmonica.

Questa prima edizione prende avvio dalla mostra Omaggio a Francesco Negri, a cura di Luigi Mantovani ed Elisa Costanzo e che si terrà in Castello. Avvocato, Sindaco di Casale Monferrato dal 1881 al 1888, Francesco Negri fu soprattutto un grande fotografo noto per la sua attività instancabile di sperimentatore. Con lui ci si immerge pienamente nel mondo scientifico, tecnologico, artistico, culturale, sociale dalla seconda metà dell’Ottocento fino al primo quarto del Novecento. Le microfotografie, le stereoscopie, le tricromie, così come il teleobiettivo da lui brevettato consentono di guardare il mondo del visibile e dell’invisibile in modo, per l’epoca, incredibile e innovativo.

MonFest avrà una ricca e straordinaria componente femminile, con tre eccellenti fotografe esposte: Lisetta Carmi, Valentina Vannicola e Silvia Camporesi.
Lisetta Carmi sarà protagonista di una mostra molto intensa, Viaggio in Israele e Palestina, a cura di Daria Carmi e Giovanni Battista Martini. Negli spazi senza tempo della splendida Sinagoga di Casale Monferrato, numerosi scatti inediti realizzati in Israele durante i due soggiorni del 1962 e del 1967, in cui Lisetta ha colto la complessa realtà di cui era costituito il nuovo Stato di Israele. Uno Stato dove la convivenza tra le varie componenti del suo popolo, fra immigrati provenienti da paesi lontani con culture e tradizioni diverse, era costantemente messa alla prova.


Completamente diverso è il lavoro di Valentina Vannicola e della sua Living Layers, a cura di Mariateresa Cerretelli e ospitata in Castello. Tra le principali rappresentanti in Italia della staged photography, la fotografia della “messa in scena”, Valentina ha riletto il territorio del VI Municipio di Roma ricorrendo a dei tableaux vivants in cui la città perde i propri riferimenti naturali di spazio e tempo, assumendo una valenza simbolica, quasi onirica.
Silvia Camporesi invece ha realizzato con la sua Domestica un diario umano e personale, un racconto fantastico della quotidianità. A cura di Benedetta Donato, e vincitrice del concorso “Storie di donne” indetto dal Soroptimist, le foto della Camporesi nascono tra le mura domestiche della fotografa nei giorni difficili del lockdown di marzo-aprile 2020. L’esposizione propone una serie di opere in un allestimento che induce in chi guarda le stesse emozioni che l’autrice ha provato nei giorni dell’isolamento.
L’Accademia Filarmonica presso Palazzo Gozzani Treville sarà la sede che la ospiterà, assieme alla videoproiezione a cura di Stefano Marchino che omaggia le finaliste del concorso “Storie di donne” e alla collettiva a cura di Ilenio Celoria dal titolo Guardarsi per rinascere. Ritratti e autoritratti al femminile.
Protagoniste le studentesse dell’Istituto Leardi e del Liceo Artistico Morbelli che hanno realizzato una serie di autoritratti durante il primo lockdown del 2020.

Sempre a cura di Mariateresa Cerretelli e con la collaborazione della galleria Dadaeast di Roma, la Cattedrale di Sant’Evasio di Casale Monferrato ospiterà Tributo a Leonardo di Maurizio Galimberti, che reinterpreta il Cenacolo vinciano esponendolo nell’atrio della splendida chiesa. La sacralità e l’intensità sublime del Cenacolo vengono restituiti nella loro pienezza secondo il ritmo e lo stile caratteristico dell’autore, il cui lavoro ha richiesto un processo delicatissimo, mettendo in sinergia Polaroid / Fuji Instax e digitale.

Gabriele Basilico nel Monferrato, a cura di Andrea Elia Zanini presso il Castello di Casale, presenta una selezione delle fotografie realizzate nel 2006: Casale, Alessandria, Ovada, Tortona sono le protagoniste di ritratti, che raccontano piazze, architetture e vicoli delle città del Monferrato. Nel 2009 è la volta del delta del Po, ripercorrendo i luoghi già ritratti a partire dagli anni Cinquanta da Pietro Donzelli. Con identico “linguaggio documentario”, che impone il rispetto “oggettivo” dei luoghi fotografati, lo sguardo di Basilico si spinge fino all’Adriatico, fino a quei paesaggi nei quali terre e acque si alternano e si contrappongono, chiudendo idealmente il viaggio iniziato a Casale.

L’alessandrino Vittore Fossati proporrà Il Tanaro a Masio, mostra a cura di Giovanna Calvenzi. Corrispondente a due quaderni pubblicati nel 2012 e nel 2018, la mostra coglie la bellezza del paesaggio alessandrino nella semplicità voluta di questi scatti racchiudono l’essenziale: gli alberi, i colori del cielo e dell’acqua e un disegno di rami sempre diversi. Per vedere come è possibile racchiudere l’essenza di un luogo senza sovrastrutture o particolari costruzioni tecniche. Anche questa mostra sarà ospitata in Castello.

Dal Piemonte alla Campania, con Fotografare il Tempo, Pompei e dintorni, immagini di Claudio Sabatino ospitate in Castello. Città sepolta e dimenticata per oltre 1700 anni, metafora del tempo imponderabile e della vulnerabilità umana, il lavoro di Sabatino è sulle stratificazioni della Storia per riflettere sulla relazione mutevole che il paesaggio intrattiene con il passato e il presente. Le rovine, magnifiche testimoni della catastrofe e l’insediamento odierno, testimone della selvaggia espansione edilizia, danno vita a una relazione paradossale che ridefinisce in senso sociale il nostro patrimonio e la sua tutela.
Questa mostra, a cura di Renata Ferri, sarà accompagnata da un video proiettato accanto a quello della mostra di Basilico.

Il mondo di Silvio Canini a cura di Elena Ceratti nelle sale del Castello, offre uno spaccato della fervida attività creativa dell’artista romagnolo Silvio Canini. “Silvio è un artista poliedrico, un vero creativo e come i veri creativi è un eterno ragazzo che ti permette con i suoi lavori di sorridere e sognare, sempre”. 

Raoul Iacometti, con #homeTOhome, racconta nel Foyer del Teatro Municipale di Casale Monferrato, i ballerini di tutto il mondo ritratti con il cellulare nelle loro case in posizioni plastiche durante il lockdown. A cura di Luciano Bobba, quando nei teatri internazionali regnava ancora il silenzio a causa della pandemia, Raoul ha creato un set a casa sua e nelle case dei grandi protagonisti della danza internazionale e su questo nuovo palcoscenico virtuale ha lanciato il suo progetto #homeTOhome. Sono più di quaranta gli artisti coinvolti, tra i quali ci sono primi ballerini e solisti, tutti impegnati in corpi di ballo di alcuni tra i teatri più importanti dislocati in diversi luoghi nel mondo.

I soggetti delle fotografie di Ilenio Celoria, Fotomorfosi Infernot sono le piccole architetture ipogee scavate nella pietra che, dal 2014, sono state iscritte nella World Heritage List dell’UNESCO nell’ambito de “I Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato”. Le immagini in mostra sono state realizzate con una speciale fotocamera che produce immagini sferiche a 360° poi trasformate in rappresentazioni stereografiche. L’esposizione è curata da Simona Ongarelli e si svilupperà negli spazi del Castello.

Infine le foto dei 34 vincitori del concorso Da Casale al Po alle colline del Monferrato saranno esposte in un ampio spazio del Castello a cura di Paola Casulli e con la videoproiezione curata da Stefano Marchino.

Questo effervescente clima creativo accoglierà gli ospiti del Festival che, com’è prassi, nelle tre giornate ufficiali “occuperanno” Casale Monferrato con incontri, talk e letture portfolio già dal primo fine settimana di apertura. Le mostre resteranno godibili fino al 12 giugno.

«Con questo prestigioso progetto – sottolineano il vicesindaco Emanuele Capra e l’assessore Gigliola Fracchia – la Città di Casale Monferrato vuole portare a livello nazionale la grande fotografia. Partendo da Francesco Negri, padre di alcune delle più innovative tecniche fotografiche moderne, si vuole arrivare, attraverso importanti nomi della fotografia mondiale, al coinvolgimento diretto delle nuove generazioni. Un progetto ambizioso, che il territorio del Monferrato Unesco saprà valorizzare al meglio».

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Studio ESSECI – Sergio Campagnolo
Padova, Italia
Tel. 049.663499 (Simone Raddi)
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Ufficio Stampa – Comune di Casale Monferrato
Gabriele De Giovanni, ufficiostampa@comune.casale-monferrato.al.it
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L’archeologo Aristide Malnati protagonista de La Pupa e il Secchione Show 2022 su Italia 1 in prima serata.

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Il volto noto della tv che è stato più volte in valle a registrare servizi per la televisione, dopo essere stato “naufrago” sull’Isola dei Famosi nel 2016 e finalista dell’edizione 2020 del Grande Fratello Vip, è in questo periodo protagonista del reality “La Pupa e il Secchione Show 2022” in onda in prima serata tutti i martedì su Italia 1.

Gabriele Ardemagni

Roma – Marzo/Aprile 2022 il programma La Pupa e il Secchione Show 2022 condotto da Barbara d’Urso ha tra i suoi protagonisti assoluti il noto giornalista/archeologo, ovviamente come “secchione” come ci racconta lo stesso nell’intervista rilasciata al canale YouTube Milanesi in Portineria la settimana prima della partenza per Roma dove si trova la sontuosa villa sede del reality e gli studi Mediaset dove vengono trasmesse le puntate settimanali.

In Valsassina ha girato diversi servizi per i suoi programmi televisivi, in primis Storia e Misteri ma anche le due sue rubriche per il telegiornale su viaggi e mostre.

Ha parlato della Cascata della Troggia, di Villa Migliavacca e della chiesetta di San Michele ad Introbio, dell’Alpe Giumello, ma anche della Villa De Vecchi, delle Miniere Turistiche di Cortabbio e Resinelli e prossimamente ci sarà un servizio sul Pian delle Betulle e altri servizi ancora inediti sul territorio valligiano.

Ha inoltre prestato la voce per il documentario La Valsassina di Leonardo realizzato sempre dal sottoscritto (Gabriele Ardemagni) per La Valle dei Formaggi in occasione della Sagra delle Sagre del 2019.

Inizialmente nel programma era affiancato dalla “pupa” Flavia Vento che dopo solo una puntata ha abbandonato il programma cedendo di fatto il posto a Elena Morali

SELVATICA – Arte Natura in Festival 9a Edizione – Biella

Dal 19 marzo al 26 giugno 2022

Ci siamo spinti nel vicino Piemonte nella Biella patria di cachemire e tessuti pregiati, grazie alla purezza delle sue acque, per visitare le mostre di questa nona edizione di Selvatica Festival.

Gabriele Ardemagni

La Primavera è appena iniziata e i Festival artistici e culturali ricominciano a sbocciare nel Bel Paese, l’occasione è ghiotta e permette di visitare i 3 palazzi storici della parte alta della cittadina piemontese chiamata Piazzo. I tre edifici sono Palazzo La Marmora, Palazzo Ferrero e Palazzo Gromo Losa, raccolti in un fazzoletto di strada molto comodo per poter visitare senza affanno le mostre ospitate all’interno.

Biella – Biella, Città Creativa UNESCO, dal 19 marzo al 26 giugno 2022, ospiterà la nona edizione di Selvatica – Arte e Natura in Festival, l’evento che racconta la bellezza della natura attraverso artisti, fotografi, creativi e ricercatori in un insieme di proposte che coniugano mostre di pittura, fotografia, scultura, laboratori e conferenze.

Il Festival si svolgerà nella storica cornice di Biella Piazzo, nei tre complessi di Palazzo Gromo Losa, Palazzo Ferrero e Palazzo La Marmora che costituiscono il “Polo culturale di Biella Piazzo”.

Selvatica, progettato da Palazzo Gromo Losa Srl, ideato da Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e E20Progetti, è una delle poche manifestazioni nel panorama italiano che si occupa totalmente di natura e ambiente in tutte le loro declinazioni e vuole stimolare una riflessione collettiva sui temi proposti e sull’importanza di educare le nuove generazioni alla tutela e alla salvaguardia dell’ambiente, temi sempre più importanti nel dibattito pubblico.

Selvatica è un’occasione per conoscere il biellese, un territorio tra Milano e Torino ricco di storia, bellezze naturalistiche, innovazione e proposte culturali.

Palazzo Gromo Losa ospiterà la mostra On Assignment. Una vita selvaggia, che presenta le immagini dei reportage realizzati dal fotografo Stefano Unterthiner nel periodo 2006-2017 su commissione del National Geographic Magazine. Una retrospettiva che vuole invitare il pubblico a scoprire il mondo della fotografia naturalistica provando a raccontare, attraverso la vita e lo sguardo di un grande fotografo, il nostro rapporto con la natura e le altre specie. Inoltre, verrà ospitata un’anteprima dell’ultimo grande progetto di Unterthiner, il racconto di un anno trascorso alle Svalbard, una testimonianza emozionante e appassionata che segue il ritmo delle stagioni e che ha portato alla realizzazione del libro Un mondo diverso (Ylaios, 2021).

Palazzo Gromo Losa accoglierà inoltre una personale della giovane artista Silvia De Bastiani, originaria di Feltre, che nel 2020 con l’acquerello Dolomiti, Pale di San Martino, dipinto en plein air in quota, ha vinto la seconda edizione del Concorso Nazionale di Pittura Be Natural/Be Wild indetto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella in occasione di Selvatica 2020. In mostra una serie di acquerelli ispirati al territorio biellese che rappresentano boschi e cime di montagne che l’artista ha dipinto dal vero nell’autunno 2021.

Tra giardino, spazi esterni e salette interne del Gromo Losa invece saranno esposte le sculture dell’artista italiana di padre americano Jessica Carroll, che dagli anni ’80 lavora sul tema delle api e della natura in generale creando installazioni di grande suggestione. Sin dall’infanzia esplora con il padre i grandi parchi statunitensi dove Jessica impara ad osservare e assimilare la natura, e chi la vive, con tutti i sensi all’erta. Curiosa lettrice sviluppa attraverso scenografiche installazioni alcuni degli eventi naturali ancora intrisi di mistero, capaci, però di muovere mandrie, stormi, pesci, sciami per il globo al fine di riprodursi, nutrirsi, morire. Il suo è un linguaggio all’avanguardia, condotto da un’eleganza innata con cui sa raccontare storie originali.

Infine, sempre Palazzo Gromo Losa sarà la sede di KRYPTÒS. Inganno e mimetismo nel mondo animale, esposizione scientifica a cura di Emanuele Biggi e Francesco Tomasinelli dove sarà possibile osservare dal vero le straordinarie strategie di mimetismo di diverse specie di animali: rane, piccoli gechi, insetti foglia, mantidi e ragni con livree sorprendenti, presentanti all’interno di grandi terrari arredati che riproducono l’ambiente naturale delle specie ospitate.

A Palazzo Ferrero, anche per questa edizione, ritorna Glanzlichter, il più grande concorso di fotografia naturalistica della Germania e uno dei più importanti d’Europa, a cui ogni anno partecipano migliaia di fotografi; un viaggio in tutto il mondo attraverso una selezione unica di magnifiche immagini, da paesaggi ad animali in natura.

Ancora a Palazzo Ferrero saranno ospitate le mostre legate a Nuvolosa – il festival del fumetto a Biella, kermesse dedicata al fumetto organizzata dall’Assessorato alle Politiche Giovanili della Città di Biella in collaborazione con l’associazione culturale Creativecomics di Vercelli, per la prima volta in partnership con Selvatica. Il tema del Premio Nuvolosa, concorso artistico nazionale dedicato a giovani tra i 16 e i 35 anni da cui nasce il festival, sarà infatti “La Natura che verrà”.

A Palazzo Ferrero troverà ospitalità anche la collettiva del Fotoclub Biella, con una selezione dei più suggestivi scatti a tema naturalistico dei soci del sodalizio.

Nelle sale di Palazzo Ferrero sarà possibile ammirare anche l’installazione-opera collettiva l’Albero degli Alberi a cura di Aipan, Associazione Italiana per l’Arte Naturalistica. L’installazione – un albero composto da trentadue riquadri, uno per partecipante al progetto, in cui ogni artista ha rappresentato fogliame, fiori e frutti di alberi provenienti da quattro continenti –  è stata esposta in prima assoluta alla Serra Espositiva dell’Orto Botanico di Roma nel 2019 e viaggia per portare il suo messaggio di connessione e di sensibilizzazione in altri terreni dove l’attenzione alla Natura e all’Arte sono coltivati.

Selvatica coinvolgerà come sempre anche Palazzo La Marmora, che ospiterà la personale di un esponente di spicco della grafica d’arte mondiale contemporanea, il grande maestro Keisei Kobayashi. Capostipite di una visione onirica dell’arte, il maestro è autore di composizioni di grande suggestione in cui uomo e natura, città e foreste, convivono in armonia ed equilibrio. Ad ogni osservazione i suoi capolavori offrono scoperte continue: edifici, piante, fiori e animali che spuntano da altrettanti elementi architettonici, foglie e bestie. Le opere sono incise su legno, in silografia, la più arcana e complessa delle tecniche incisorie. In mostra una selezione di 10 lavori prodotti dal 1984 al 2021 che ripercorrono l’intera carriera dell’incisore.

Lo Spazio Cultura della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella ospiterà invece le opere dei finalisti del Concorso Nazionale di Pittura Be Natural/Be Wild, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella rivolto a pittori e disegnatori maggiorenni, italiani e stranieri, residenti in Italia, desiderosi di dar voce al mondo naturale che li circonda, e di Nord Ovest Naturae Photo Contest, organizzato da E20Progetti, WWF Oasi e Aree Protette Piemontesi e Associazione Stilelibero. Il concorso, al quale possono partecipare fotografi dilettanti, amatori e professionisti di ogni nazionalità, premia le migliori immagini scattate nei territori di Piemonte, Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta. Un’opportunità, quindi, per conoscere e valorizzare la natura e i variegati ambienti che caratterizzano il Nord Ovest d’Italia. Quest’anno il concorso avrà anche una sezione speciale dedicata all’Oasi Zegna intitolata “Territorio dell’anno – Oasi Zegna”.

Selvatica

Arte e Natura in Festival

19 marzo – 26 giugno 2022

Biella Piazzo, Biella

Orari:

Sabato e domenica 10.00-19.00

18 (Pasquetta) e 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno 10.00-19.00

Chiuso 17 aprile (Pasqua)

Biglietteria a Palazzo Gromo Losa 

Biglietto unico d’ingresso per le tre sedi espositive.

Il biglietto è valido per un solo ingresso alle sedi espositive e ha validità per tutta la durata dell’apertura delle mostre.

Intero: 7,00 € / Ridotto: 5,00 € / Under 25 gratuito

Biglietto ridotto: Over 65, gruppi di almeno 12 persone, studenti universitari con tesserino, Soci FAI, Soci WWF, Amici di Castelli Aperti, Soci Plein Air, Soci Touring Club Italiano, CartaEffe Feltrinelli, AIGO Card e Soci AIGO, biglietto Giardino Botanico di Oropa, biglietto visita guidata alla Conca dei Rododendri (Oasi Zegna)

Biglietto gratuito: Under 25, disabili + 1 accompagnatore, insegnanti se accompagnano una classe, Abbonamento Musei Piemonte Valle d’Aosta, Voucher Museo Banca di Asti, giornalisti con tesserino, guide turistiche con patentino

Selvatica + mostra KRYPTÒS. Inganno e mimetismo nel mondo animale (Palazzo Gromo Losa)

Intero: 10,00 € / Ridotto: 8,00 €Speciale bambini e ragazzi 3-25 anni: 3,00 €

Didattica

Ideazione e conduzione a cura di Clorofilla Soc. Coop. 

015 2523058 / 370 3432114 / coop.clorofilla@gmail.com

Per informazioni

Palazzo Gromo Losa Srl – c/o Fondazione Cassa di Risparmio di Biella

Via Garibaldi 17 – 13900 Biella 

http://www.selvaticafestival.net

info@selvaticafestival.net | +39 015 0991868

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LA PASSIONE. Arte italiana del Novecento dai Musei Vaticani. Da Manzù a Guttuso, da Casorati a Carrà

dal 11-03-2022 al 05-06-2022 Milano, Museo Diocesano Carlo Maria Martini

La Passione ci porta ad esplorare l’arte di un secolo traumatizzato da due conflitti mondiali con grandi artisti che hanno anteposto alla tecnica il pensiero, quadri e sculture e non solo esposti in un allestimento colorato che ben risalta le opere.

Gabriele Ardemagni

All’interno del museo milanese, quaranta opere dei maggiori artisti del Novecento italiano, provenienti dalla Collezione d’Arte Moderna e Contemporanea dei Musei Vaticani, interpretano la Passione di Cristo e documentano il perdurare del loro interesse per il tema del sacro.

Milano – L’esposizione, curata da Micol Forti, responsabile della Collezione d’Arte Moderna e Contemporanea dei Musei Vaticani, e da Nadia Righi, direttrice del Museo Diocesano, con il patrocinio della Regione Lombardia, del Comune di Milano, dell’Arcidiocesi di Milano, main sponsor Deloitte, media partner IGP Decaux, è il nuovo capitolo nella collaborazione tra il Museo Diocesano di Milano e i Musei Vaticani, iniziata nel 2018 con l’esposizioneGaetano Previati. La Passione e proseguita nel 2020 con Gauguin, Matisse, Chagall. La Passione nell’arte francese dai Musei Vaticani, che ha inaugurato il primo di tre eventi espositivi pensati per il periodo pasquale e radunati attorno al titolo Resurrezioni dello sguardo. 

Il progetto documenta la forza innovativa con cui l’arte del XX secolo ha affrontato le tematiche sacre, nel costante confronto tra la tradizione, l’evoluzione della ricerca linguistica e l’espressione di una nuova sensibilità spirituale.

Le opere selezionate comprendono un ampio arco del Novecento italiano, soffermandosi in particolare sul periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale, quando gli artisti vivono un periodo di profonda riflessione sulla devastazione causata dagli eventi bellici e tentano di ripartire con grande slancio creativo, cercando di rispondere alle domande sempre più urgenti poste dalla società e dal mondo contemporaneo.

Attraverso la sua multiforme produzione, Tirelli è stato in grado di offrire uno sguardo acuto e ironico sulla borghesia e sull’establishment locale e nazionale nel complesso dei loro aspetti sociali, politici e culturali, in un arco storico compreso tra la Belle Époque e la Grande Guerra, il fascismo e la Seconda Guerra Mondiale, fino alle tensioni internazionali che hanno segnato l’inizio della Guerra Fredda e gli albori del primo boom economico.La mostra presenta 40 opere dei protagonisti di una delle stagioni più fertili dell’arte contemporanea italiana, quali Felice Casorati, Carlo Carrà, Marino Marini, Ottone Rosai, Renato Guttuso, Fausto Pirandello, Pericle Fazzini, Giacomo Manzù, provenienti dalla Collezione di Arte Contemporanea dei Musei Vaticani, cui si affiancano nomi meno celebrati, quali Aldo Carpi, Giuseppe Montanari, Antonio Giuseppe Santagata, Felice Carena, Gerardo Dottori ma ugualmente capaci d’interpretare la Passione di Cristo, come segno della sofferenza che ha toccato l’intera umanità e, nello stesso tempo, di considerare la sua Resurrezione come speranza e rinascita a vita nuova.Attraverso la sua multiforme produzione, Tirelli è stato in grado di offrire uno sguardo acuto e ironico sulla borghesia e sull’establishment locale e nazionale nel complesso dei loro aspetti sociali, politici e culturali, in un arco storico compreso tra la Belle Époque e la Grande Guerra, il fascismo e la Seconda Guerra Mondiale, fino alle tensioni internazionali che hanno segnato l’inizio della Guerra Fredda e gli albori del primo boom economico.

Il risultato è una narrazione corale, che testimonia come l’arte italiana, dagli inizi del Novecento, fino agli anni Settanta del secolo scorso, abbia mantenuto costante l’interesse per il sacro e per la sfida di rinnovare e riattivare il suo senso nel presente. In particolare, i temi legati alla Passione di Cristo hanno costituito un fondamentale terreno di scambio e di approfondimento tra aspetti iconografici, stilistici e narrativi.

Il percorso espositivo prende avvio con un focus su alcuni episodi che precedono la Passione di Cristo, come il Bacio di Giuda nell’interpretazione di Giuseppe Montanari Felice Casorati o la Flagellazione di Salvatore Fiume.

La sale centrali sono dedicate alla rappresentazione della Crocifissione, declinata nelle molteplici varianti tecniche e interpretative, dalla tela di Gerardo Dottori del 1927, tra le prime opere di Arte Sacra Futurista, al Crocifisso bronzeo di Giacomo Manzù del 1937, dal bassorilievo in gesso di Marino Marini del 1939, ai disegni di Renato Guttuso, preparatori per la grande Crocifissione del 1941, alla Via Crucis di Pericle Fazzini del 1957-1958 per la chiesa di Santa Barbara a San Donato Milanese.

La mostra prosegue affrontando il tema della Pietà e della Deposizione, attraverso le opere di Carla CarràFelice CarenaFrancesco MessinaMarino Marini e chiude con un disegno e un bozzetto in bronzo di Pericle Fazzini preparatori alla monumentale Resurrezione dell’Aula Paolo VI, destinata alle udienze pontificie e inaugurata dallo stesso papa Montini nel 1977.

Una sezione è riservata alla figura di Paolo VI e al suo pensiero sull’arte, in particolare a quella contemporanea, e sull’architettura. Qui s’incontra una selezione di bozzetti preparatori per la Via Crucis realizzati tra il 1960 e il 1961 da Guido Strazza per la chiesa di Ponte Lambro, nella periferia sud-est di Milano. Progettata dall’architetto Guido Maffezzoli, questo è uno dei luoghi di culto che rientra nel piano di costruzione 22 chiese per 22 concili, ideato e promosso nel 1961 dall’allora Arcivescovo di Milano, Giovanni Battista Montini, per rispondere alla crescita del capoluogo lombardo e per celebrare l’apertura del Concilio Vaticano II.

Lo spettacolo teatrale condensa la pluralità dei linguaggi utilizzati da Tirelli, nonché l’affinamento di uno sguardo già “globale” sul proprio periodo storico e i suoi protagonisti internazionali, come sarà in occasione della sua ultima produzione scultorea, in parte esposta alla Quadriennale di Roma del 1951, tra i cui soggetti figurano Stalin, Churchill e Roosevelt, ma anche Totò, De Gasperi e Togliatti.

LA PASSIONE. Arte italiana del Novecento dai Musei Vaticani. Da Manzù a Guttuso, da Casorati a Carrà
Milano, Museo Diocesano Carlo Maria Martini (p.zza Sant’Eustorgio, 3)
11 marzo – 5 giugno 2022

Orari:
martedì- domenica, 10-18
Chiuso lunedì

#MuseoDiocesanoMilano #MuDiMi

Biglietti:
intero, € 8,00
Ridotto e gruppi, € 6,00
Scuole e oratori, € 4,00

È necessario esibire il Super green pass

Informazioni: T. +39 02 89420019; www.chiostrisanteustorgio.it

Ufficio stampa

CLP Relazioni Pubbliche Anna Defrancesco

Intervista a Paolo Giarrusso giornalista creatore del canale YouTube Milanesi in Portineria

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Il futuro dell’informazione ormai è quello attuale, su YouTube viaggia la vera informazione libera e questo canale saprà accontentare la curiosità di molti, lombardi e non.

Gabriele Ardemagni

Video Presentazione del canale Milanesi in Portineria.

Milano – 14 Marzo 2022 Dopo qualche mese di assenza dal social video per eccellenza ho deciso di ricostruire con l’amico Paolo Giarrusso il canale che gli era stato ingiustamente tolto, in questa intervista il giornalista spiegherà come si è evoluta la sua carriera ad oggi:

Gabriele – Da dove è nata l’idea di Milanesi in Portineria?

Paolo – Potrei rispondere; dalla necessità che si è fatta virtù. Il primo dicembre 2021, dopo 14 mesi di lusinghiera attività, mi è stato chiuso il canale YouTube MILANESI, per motivi non dipendenti dalla mia volontà. Sono passati tre mesi, tra le opportune verifiche legali, la solidarietà di iscritti ed intervistati, unita ad un incredibile incitamento a non mollare e a ripartire, nonchè la ricerca di nuovi compagni di viaggio. Dal 28 febbraio 2022, sono ancora on line, con il nuovo canale YouTube MILANESI IN PORTINERIA, ideale proseguimento del precedente.

https://www.youtube.com/channel/UCxoavKSPL8rLA5M1xHeyw-Q

Gabriele – Ma perchè MILANESI IN PORTINERIA?

Paolo – L’idea del titolo arriva dalla risposta del giornalista del Corriere della Sera Giangiacomo Schiavi. Ha risposto ad una mia lettera in cui confidavo che, per necessità, all’attività quarantennale di giornalista, avevo dovuto affiancare, come perno centrale, dal giugno 2015, quella di custode di un super-condominio, opportunità giunta per una somma di circostanze che, per motivi di lunghezza, non abbiamo possibilità di trattare in questa sede. Schiavi ha definito la mia storia da “panettone d’oro”, aggiungendo che non mi dovevo arrendere e che dovevo riprendere, dando così nuovamente un approdo alla mia passione giornalistica.

Gabriele – Beh, in effetti non è da tutti essere un custode-giornalista…

PaoloSchiavi, nella sua risposta alla mia lettera, ha scritto che, dopo sette anni di custode-giornalista, era giunto il tempo di diventare giornalista-custode e di ripartire in una modalità che riunisse le due anime di giornalista e portiere di stabile. Una lampadina mi si è accesa ed è arrivato il titolo da dare al mio nuovo canale: MILANESI IN PORTINERIA.

Gabriele – Ecco, di che si tratta?

Paolo – Come dicevo, è l’ideale proseguimento dell’esperienza precedente: stiamo ripubblicando le grandi interviste fatte con i personaggi eccellenti che hanno reso e rendono eccezionale Milano; interviste che amo definire “ a cuore aperto”, che scavano nel profondo, intitolate Raggi X. Ma a queste , ne affiancheremo altre inedite e altre ancora nuove e tutte da realizzare. I contenuti del canale, però, si ampliano: si
stanno creando e verranno costruite nuove playlist dedicate alla cultura, all’arte, al turismo, alle botteghe storiche, al mondo del volontariato e del terzo settore.

Gabriele – Hai detto “stiamo”…Tu e chi?

Paolo – Devo dire che, senza chi mi sta intervistando, senza la sua passione, competenza, disponibilità a ricoprire il ruolo di editor video e
videomaker, sarei ancora fermo al palo, non sapendo da che parte voltarmi. Quindi, un immenso grazie a Gabriele Ardemagni, per intenderci.

Gabriele – Sogni, obiettivi, strategìe?

Paolo – Devo dirlo? Ma sì, bando alla scaramanzia… 1000 iscritti e almeno 4000 ore di produzioni video entro il prossimo mese di settembre,
costituiscono il primo obiettivo. Portare avanti sine die il canale, è il mio sogno, unitamente a quello di monetizzare, quando sarà, questa esperienza. Strategie? Preferisco tenermele per me.

Gabriele – E il posto di custode?

Paolo – E’ una delle mie due anime professionali e di vita attuali. Lo conserverò finchè Dio vorrà, tenendo ben presente che l’anima da custode ha dato sinora molto a quella giornalistica e viceversa. Hanno viaggiato entrambe molto bene, con grande gioia e soddisfazione di entrambe le parti.

Gabriele – Grazie al giornalista Paolo Giarrusso per avermi coinvolto in questo progetto al passo con i tempi ma che non dimentica la tradizione giornalistica e televisiva dell’informazione, inoltre il fondamentale apporto dell’archivio di servizi girati insieme all’amico giornalista ed archeologo (nonché protagonista seriale di reality) Aristide Malnati potremo raccontarvi anche di viaggi e luoghi stupendi, mostre di altissimo livello ed eventi esclusivi in compagnia delle ragazze nelle playlist GiraMostre e GeoVagando, ovviamente presenti vari servizi sulla Valsassina e il suo territorio.

Esempi dei contenuti del canale.

Raggi X Intervista al noto dj Linus.

A Caccia di Mostre mostra Grand Tour presso Gallerie d’Italia Milano.

Monte Due Mani dal Passo della Culmine San Pietro

Un bel percorso che porta dal Passo fino in cima ad una delle montagne più panoramiche della Valsassina il Monte Due Mani.

Gabriele Ardemagni

Moggio – Dalla località valsassinese possiamo raggiungere sia con l’auto attraverso la strada che a piedi via mulattiera il Passo della Culmine San Pietro.

Culmine San Pietro – 7 Gennaio 2022 Cerchiamo posto lungo la strada e una volta pronti prendiamo la carrabile che si stacca dalla strada principale lasciandosi alla sinistra il ristorante Culmine, seguiamo il percorso per circa 2 km fino a raggiungere una strada sbarrata che sale a destra, più avanti troveremo un primo segnavia saliamo in diagonale a destra ancora e iniziamo a salire.

Raggiunto il primo scollinamento continuiamo a salire verso sinistra seguendo il segnavia

Appena raggiunte la cima di questa parte del percorso finalmente ci appare la montagna, si riescono ad intravedere la Croce di vetta e il bivacco sulla punta di sinistra.

Scendiamo seguendo il sentiero che ci porta prima ad un alpeggio abbandonato e poi attraverso un bosco risaliamo verso l’attacco finale della montagna.

La salita qui si fa più ripida, dopo una parte iniziale nel bosco il sentiero è in parte esposto e il tratto finale leggermente ghiacciato.

La vista verso Sud merita decisamente.

Un mio video girato a Febbraio 2022.

Alpe Giumello – Monte Muggio – Anello del Monte Muggio e della Muggiasca – Camaggiore

Alpe Giumello: un altro bellissimo alpeggio della Valsassina che si affaccia dai suoi 1500m sul Lago di Como.

Gabriele Ardemagni

Casargo – Da qui parte la strada che porta all’Alpe Giumello una serie di tornanti ci portano in quota fino ai 1531m a strapiombo sul lago da Bellano fino oltre Dervio.

Alpe Giumello – Raggiunta l’alpe ci troviamo un ampio parcheggio, (nei festivi e prefestivi di tutto l’anno e in alta stagione Estate/Inverno è a pagamento € 3,00 tutta la giornata), il panorama è già notevole trovandosi subito a dominare la Valsassina e con la Grigna Settentrionale a dominare il lato Ovest e le grandi cime della Valle a cominciare dal Pizzo dei Tre Signori e il Legnone.

A ridosso del parcheggio, verso valle, si trovano 3 servizi di ristorazione dove poter assaggiare piatti tipici regionali e prodotti a km0 come ad esempio lo yogurt naturale prodotto da Cristiano del Ristoro Genio e magari sorseggiare un buon amaro del Monte Muggio, ma solo dopo aver mangiato abbondanti piatti tradizionali.

Dal lato opposto svetta il Monte Muggio 1800m raggiungibile da più sentieri, lungo il quale si trovano la pista e il relativo impianto di risalita ski-lift fino in cima e tapis roulant più in basso.

Guardando il Monte Muggio possiamo andare in due direzioni, a destra dove si incontrano prima alcune case private e poi in fondo ad un grande pascolo un laghetto per abbeverare gli animali e un panorama che si apre su Premana e la Valvarrone con il Monte Legnone e il Legnoncino, al centro il Monte Rotondo e il Pizzo de Tre Signori e in quota il Pian delle Betulle, a destra la Grigna Settentrionale.

Tornando indietro ma tenendo però la destra del Monte Muggio ci sono i segnavia per il Sentiero dei Mirtilli, per l’Anello del Monte Muggio e per salire sul monte stesso.

se dal parcheggio andiamo dal lato opposto possiamo passare attraverso le rinnovate baite e poi dopo due curve panoramiche si passa dall’Alpe Chiaro per poi raggiungere il lato opposto seguendo sempre il comodo sentiero fino ad un punto panoramico davvero spettacolare.

Guardando verso il lago a destra in basso si scorge Camaggiore, altro bellissimo alpeggio e proseguendo da li si può salire sul Monte Muggio oppure proseguire l’anello che ci porterà alla fine al ricongiungimento dal lato opposto fino al parcheggio di partenza.

Piccoli consigli sull’Anello della Muggiasca, ci sono 3 passaggi su roccette dove per aiutarsi sono state installate catene nulla di impegnativo ma ovviamente non alla portata di chiunque, soprattutto sconsigliato a chi lo vorrebbe affrontare con scarpe inadatte.

In Inverno è quasi sempre impraticabile a causa di neve e ghiaccio essendoci parecchi punti del percorso a Nord/Est che non sono raggiunti dal Sole.

Lungo il percorso all’incirca alla metà c’è una deviazione che scende e poi risale alla chiesetta di San Ulderico dell’XI secolo 1394m, vi consiglio la visita ne vale davvero la pena.

In caso di presenza di neve e/o ghiaccio consiglio all’arrivo di informarsi sulle condizioni dei sentieri presso i gestori dei locali.

Una alternativa che ci è piaciuta parecchio per raggiungere il Giumello e godersi una bella passeggiata è quella di partire da Camaggiore “La Perla della Muggiasca”, si percorre la strada fino al parcheggio nel bosco sotto Tedoldo, qui un cartello di divieto indica circa 1,5km per raggiungere l’alpeggio.

Raggiunta Camaggiore godendo appieno della bellezza del luogo troviamo un rifugio, varie case private, una chiesetta e un grande parco giochi attrezzato e aree picnic, proseguiamo e dopo la curva troviamo un bivio dove possiamo iniziare a salire verso l’anello del Monte Muggio affrontando un ripido sentiero nei pascoli oppure proseguire in basso superando la cascina, dove possiamo comprare formaggi prodotti da loro, e prendendo prima la forestale e poi un sentiero nel bosco che ci porterà alla chiesetta di San Ulderico.

Un appunto su quest’ultimo percorso, lo sconsigliamo perché poco tracciato e parecchio impervio con tratti esposti su rocce bagnate.

Salendo dal primo sentiero raggiungiamo la località e da li possiamo sempre decidere se andare a destra o a sinistra dell’anello oppure altra variante salire la cima parallela al Monte Muggio e quindi andare sulla vetta della croce per poi scendere in una delle direzioni a noi più comode.

Consigliamo il giro in senso orario cosi poi da scendere poco prima del punto panoramico appena dopo l’Alpe Chiaro, giunti alla curva si scende per un sentiero non indicato ma tracciato che ci porterà ad attraversare Tedoldo e da li scendere a dove si é lasciata la macchina.

Un mio video girato a Febbraio 2020.

UMBERTO TIRELLI. Caricature per un teatro della vita

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dal 19-12-2021 al 25-04-2022Modena, Museo Civico | Complesso San Paolo

A 150 anni dalla sua nascita, l’esposizione celebra la figura di uno dei maestri della caricatura del primo Novecento, attraverso 230 opere: disegni, sculture, pitture, maschere e burattini.

Gabriele Ardemagni

In un epoca dove lo stereotipo della bellezza standardizzata a tutti i costi è il leit-motiv delle immagini sui social, questa mostra su un maestro assoluto delle caricature del ‘900 è una manna dal cielo. Ci riporta alla realtà forse ormai dimenticata dove tutti noi siamo in qualche modo, chi più chi meno, personaggi unici dalle caratteristiche ben marcate e molto ben evidenziate dal lavoro sei caricaturisti.

Un affascinante esposizione tra disegni e dipinti, burattini, maschere e sculture che ci permette di riflettere su quanto sia bella e varia l’arte in tutte le se forme.

Dal 19 dicembre 2021 al 25 aprile 2022, il Museo Civico di Modena, nei rinnovati spazi del Complesso San Paolo, organizza una mostra che celebra Umberto Tirelli (Modena, 1871 – Bologna 1954)uno dei maestri della caricatura del primo Novecento, a 150 anni dalla nascita.

Modena – L’esposizione, curata da Stefano Bulgarelli e Cristina Stefani, propone 230 opere, tra disegni, sculture, pitture, maschere e burattini, in grado di approfondire la centralità di una figura che fece della caricatura l’unico e imprescindibile mezzo di espressione, giungendo a imporsi a livello nazionale ed europeo.

Attraverso la sua multiforme produzione, Tirelli è stato in grado di offrire uno sguardo acuto e ironico sulla borghesia e sull’establishment locale e nazionale nel complesso dei loro aspetti sociali, politici e culturali, in un arco storico compreso tra la Belle Époque e la Grande Guerra, il fascismo e la Seconda Guerra Mondiale, fino alle tensioni internazionali che hanno segnato l’inizio della Guerra Fredda e gli albori del primo boom economico.

Intrecciando arti visive e spettacolo, Tirelli ha interpretato il più grande “teatro della vita” nella sua eterogeneità, offrendo una lettura critica del suo tempo e dei suoi protagonisti, delle sfaccettature più nascoste dell’animo umano e delle forme di potere anche nei loro aspetti più deteriori.

Il percorso espositivo, nell’allestimento progettato dalla Facoltà di Architettura di Bologna con il coordinamento di Matteo Agnoletto, in collaborazione con Leo Piraccini e Matteo Giagnorio, prende avvio dallo studio dell’artista con gli arredi disegnati da lui stesso, i libri, le riviste, gli oggetti e gli strumenti che, nel suo essere spazio fisico e mentale, narra il metodo di lavoro e la personalità esuberante di Tirelli.

Il cuore della rassegna è rappresentato dall’originale “Teatro nazionale delle Teste di legno”, alto più di 6 metri, completo di scenografie e burattini, eccezionalmente sopravissuto ed esposto al pubblico a un secolo dalla sua creazione nel 1921.

È questo straordinario manufatto, caso unico di teatro caricaturale animato da burattini di grandi dimensioni raffiguranti i più noti esponenti della politica, del costume e della cultura nazionale del periodo, di cui fanno parte tra gli altri:

il re Vittorio Emanuele III, GabrieleD’Annunzio, Papa Benedetto XV, Giovanni Giolitti, Giosuè Carducci, Giacomo Puccini, Mussolini, Eleonora Duse, fino alle maschere della Commedia dell’arte e quella modenese di Sandrone,a tradurre le finalità che animano l’opera di Umberto Tirelli: diffondere, attraverso la caricatura, la consapevolezza nei confronti di un tempo segnato da inquietudini, populismi e ambizioni che dal fascismo hanno portato alla seconda guerra mondiale, non mancando di stimolare l’osservazione critica del mondo contemporaneo.

Lo spettacolo teatrale condensa la pluralità dei linguaggi utilizzati da Tirelli, nonché l’affinamento di uno sguardo già “globale” sul proprio periodo storico e i suoi protagonisti internazionali, come sarà in occasione della sua ultima produzione scultorea, in parte esposta alla Quadriennale di Roma del 1951, tra i cui soggetti figurano Stalin, Churchill e Roosevelt, ma anche Totò, De Gasperi e Togliatti.

La mostra ha favorito la donazione al Museo Civico di Modena di un nucleo di 130 opere rappresentative dell’attività di Umberto Tirelli provenienti da una collezione privata.

Un gesto generoso che arricchisce il patrimonio del museo modenese dedicato al disegno umoristico e ai burattini. L’acquisizione del fondo Tirelli aggiunge un tassello importante per raccontare il ruolo avuto da Modena nel panorama nazionale nel teatro dei burattini, del disegno satirico grazie alle numerose riviste cittadine, infine dal secondo dopoguerra, attraverso la cosiddetta “scuola modenese” del fumetto e dell’animazione.

I visitatori sono accolti dal video di animazione “Umberto Tirelli. Caricature per un teatro della vita” che li introduce allo stile particolarissimo di questo illustratore, “amaro, spietato e disincantato”, che ha fatto della caricatura il suo principale mezzo di espressione.

Accompagna l’esposizione un catalogo Sagep Editori di Genova, realizzato grazie al sostegno di Assicoop Modena & Ferrara, con contributi di Stefano Bulgarelli, Fabio degli Esposti, Giacomo Pedini, Rinaldo Rinaldi, Cristina Stefani, Giuseppe Virelli. 

Durante il periodo di apertura della rassegna, si terrà una serie d’iniziative collaterali, come spettacoli di burattini, laboratori didattici oltre alla possibilità di assistere in diretta al restauro dei burattini di Emilio Zago, Tina di Lorenzo ed Errico Malatesta, condotto da Gloria Forghieri del Laboratorio Alma Atelier di Carpi.

Un’occasione unica per capire modalità di realizzazione e di intervento su maschere, burattini in cartapesta e abiti frutto di un meticoloso processo creativo. Affiancato dalla moglie Clara, Tirelli disegnò gli abiti fedelmente ispirati a quelli dei personaggi. Sono creazioni sartoriali di alto livello, per le stoffe impiegate così come per gli accessori, bottoni, spille, collane e orecchini per le figure femminili, fino alla foggia delle acconciature.

Media partner Il Resto del Carlino.

Umberto Tirelli. Nota biografica

Dopo la  formazione presso il Liceo San Carlo di Modena, Tirelli si confronta con la realtà del suo tempo di cui offre uno spaccato ironico attraverso l’editoria satirica locale. Figura tra le più originali dell’ambiente artistico-letterario modenese degli anni della Belle Epoque, nel 1896 entra nella redazione del giornale satirico “Il Marchese Colombi”, creato da Alfredo Testoni, per poi fondare quattro anni dopo “Il Duca Borso”, il più importante giornale umoristico in cui trionfano le sue caricature delle più note personalità cittadine, stilisticamente aggiornate sulla base dell’editoria satirica europea in particolare francese.

La partecipazione di Tirelli alla testata si conclude nel 1908, in seguito al suo trasferimento a Bologna. Nel capoluogo emiliano Tirelli entra in contatto con l’ambiente delle riviste satiriche locali attraverso le testate “Il Fittone”, con cui lavora a fianco di Augusto Majani in arte Nasica, “Il Giornale delle Beffe” e “Il Punto”, che fonda nel 1913.

In piena Grande Guerra, con l’amico editore Angelo Fortunato Formiggini pubblica I protagonisti (1917), una cartella contenente le sferzanti caricature dei Reali e i capi di stato coinvolti nel conflitto, in parte esposte a Londra, Chicago e Liverpool.

Mantenendo inalterato il suo pungente sguardo sulla realtà, nei primi anni venti concepisce un’originale forma di teatro di burattini caricaturali di grandi dimensioni aventi come soggetti i maggiori personaggi del jet-set italiano del tempo, dalla politica alla cultura, alla religione, allo spettacolo: si tratta del Teatro Nazionale delle Teste di Legno.

Mantenendo costante lo sguardo sull’attualità del suo tempo, agli anni trenta e quaranta appartengono creazioni di allestimenti scenici, carri allegorici e illustrazioni caricaturali sulle pagine del “Resto del Carlino”.

In queste ultime in particolare, ad imporsi è il panorama dello star system hollywoodiano: da Greta Garbo e Charlie Chaplin, Gary Cooper e Marlene Dietrich, Stanlio e Ollio fino a Buster Keaton e Topolino.

Informazioni

UMBERTO TIRELLI. Caricature per un teatro della vita

Modena, Museo Civico | Complesso San Paolo (via Selmi 63)

19 dicembre 2021 – 25 aprile 2022

Inaugurazione: sabato 18 dicembre, ore 17.00

Orari

dal 19 dicembre al 6 gennaio 2022:

da martedì a venerdì: dalle 15 alle 19

sabato, domenica e festivi: 10-19

lunedì chiuso

dall’8 gennaio al 25 aprile 2022:

venerdì, sabato e domenica: ore 10-19

Biglietti

intero: €6,00; ridotto: € 4,00

Informazioni: Museo Civico di Modena, Palazzo dei Musei, Largo Porta Sant’Agostino 337

museocivico@comune.modena.it

Sito internetwww.museocivicomodena.it

Canali social: FB e IG museocivicomodena

Piani d’Artavaggio

A piedi e con la EMtb ai Piani d’Artavaggio partendo dalla Culmine San Pietro in tutte le stagioni e condizioni meteo raggiungendo il Rifugio Nicola.

Gabriele Ardemagni

Moggio – Da qui parte la funivia, per chi vuole salire comodo o deve andare a sciare, e un sentiero che porta ai Piani d’Artavaggio. Proseguendo sulla strada che porta alla Culmine San Pietro si incontrano dopo l’ultimo tornante alcune casette e uno spiazzo per parcheggiare; da qui una sbarra segna l’inizio della carrabile che sale fino alla meta finale del nostro trekking (o pedalata) il Rifugio Nicola a m1900 circa.

Culmine San Pietro – In questi anni sono salito varie volte in questo posto stupendo, la strada che preferisco è quella che parte dalla Culmine lunga si ma graduale nel salire che dà la possibilità davvero a quasi tutti di potersi fare una bella escursione.

Sono salito tutte e 4 le stagioni ed ogni volta lo spettacolo per gli occhi è garantito, sia che si salga a piedi o in Mtb/EBike, prati verdissimi e fioriti in estate e neve bianchissima in Inverno giocando ad alternare gli stessi nelle stagioni di mezzo.

Raggiunta la piana dove si trovano la maggior parte dei rifugi e l’arrivo della funivia, ricordo che in Inverno sono in funzione gli impianti sciistici, ci si ritrova al cospetto del Monte Sodadura una vera e propria piramide

Da questo punto ci sono moltissime possibilità per proseguire con l’itinerario, scendendo a destra si raggiunge la bergamasca oppure proseguendo dritti dopo la bella chiesetta (e ignorando il tristemente vuoto e massiccio Albergo degli Sciatori) si prosegue verso il rifugio Gherardi,

oppure salendo verso il Sodadura si raggiunge prima il Rifugio Nicola con le sua caratteristica costruzione a doppia piramide e poco oltre il Rifugio Cazzaniga Merlini.